Cominciamo subito dicendo che “Hell” è un buon disco, ma insieme a questa affermazione dobbiamo immediatamente specificare che la somiglianza con i Savatage è veramente notevole, senza scadere nel plagio o nella sindrome da cover band.
Del resto non è che i Legions of the Night lo nascondano, visto che propongono una sontuosa cover di “When the crowds are gone” della band dei fratelli Oliva e anche nelle note che accompagnano il disco si citano appunto i Savatage come gruppo di riferimento, insieme ai Metalium e agli Iron Maiden, che, francamente, avverto solo in lontananza.
E’ proprio l’essenza dei Savatage a permeare di se praticamente ogni brano, nella classica costruzione power-sinfonica che li vede maestri, compresi i cori e le divagazioni chitarristiche che rendono riconoscibili grandi capolavori come “Power of the Night” e “Gutter Ballet”, a mio parere una delle vette incontrastate dell’heavy metal.
Avete capito che per me Savatage sono un gruppo di prima fascia, ma nonostante questa mia altissima considerazione, ho accolto con grande piacere “Hell”, anche se avrei gradito una maggiore sperimentazione e varietà compositiva.
Mi spiego meglio : nonostante le aderenze alle sonorità del gruppo statunitense, i Legions of the Night propongono una versione personale di questo sound ma le canzoni tendono ad assomigliarsi.
Il pianoforte che apre le danze in “Who will believe in me” è un classico del power metal sinfonico e melodico dei loro modelli, e anche “Run Faster” continua in quel solco tracciato con la prima traccia, sia pure con notevoli contrappunti sonori che fanno comprendere la dimensione artistica del gruppo, giunto alla sua seconda opera.
A comporre i Legions of the Night sono Jens Faber (Dawn of Destiny, MalefistuM, ExoS) alle chitarre, il batterista Philipp Bock (Dawn Of Destiny”) e l’ottimo cantante Henning Basse (Metalium, ex- Firewind, Mayan). Una specie di side-project che ha pubblicato con successo “Sorrow is the Cure” durante la pandemia.
Si deve dire che una caratteristica di “Hell” è che i brani, al loro interno, si sviluppano spesso prendendo forme diverse da quelle di partenza e con questi cambi di tempo e l’inserimento di partiture inattese si spezza il monolitismo di certe composizioni.
C’è spazio anche per un ficcante basso “Run faster”, brano che tende più verso l’hard rock, mentre “The Memory” assume i connotati di una ottima power-ballad, anch’essa con molti riferimenti a episodi analoghi della discografia dei Savatage. Jens Faber è un buon chitarrista e dà sfoggio di abilità da shredder in “Fury” , brano molto veloce rispetto al resto del lavoro. “Save us” è una invocazione incastonata in un pezzo power metal aggressivo, mentre “And the world lost fight” è certamente il brano più evocativo del lotto, con inserti pianistici che aumentano il pathos della composizione. E’ un riff “segaossa” a caratterizzare “Demons” , che ha comunque un andamento melodico-sinfonico. Ancora un piano sognante anima “Times of Despair”, ballata classica, struggente. Si presenta anche un po’ di epic, sempre in salsa Savatage, con “Our Bleeding” che di fatto non aggiunge molto a una struttura già ben salda.
Un disco, “Hell” dove non sono molte i passaggi davvero nuovi, ma è molto ben curato, prodotto e suonato. Vedremo se i Legions of the Night spiccheranno il salto verso un sound più personale oppure resteranno una specie di clone, peraltro ben riuscito, dei Savatage.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















