Operazione molto ardita e tutta australiana, questo split-cd vede la collaborazione fra due band affini ma non proprio uguali, anche se nella diversità c’è l’aspetto davvero interessante dell’operazione.
Mettendo tutto a fuoco, infatti, mi pare di vedere sullo sfondo la figura di un grande personaggio del metal estremo aussie : Peter Hobbs degli Hobbs Angels of Death, che alla fine degli anni 80 ha dato vita a albums notevoli e gigs infuocate. L’ho conosciuto a Cascina, dopo la sua esibizione con musicisti italiani, fra i quali Alessio Medici dei Violentor. Una persona che purtroppo sarebbe scomparsa poco dopo, segnata dal tempo e che apprezzò molto il fatto che io acquistassi il suo cd. Un metallaro vero, che non si è certo arricchito con la musica.
Lucifer’s Fall (: Deceiver – Vocals, Cursed Priestess – Bass, Invocator – Lead, Acoustic & Rhythm Guitars, Heretic – Rhythm, Feedback & Lead Guitars The Hammer – Drums) sono favoriti da una produzione migliore e da una personalità più spiccata, ma il disco alla fine è gradevole e vivace, sia pure con qualche limite che orecchie allenate non faticheranno a individuare. “The mesmerist” è un grande brano doom-dark, con un riff veramente sulfureo che si unisce a una prova vocale molto buona. “The futhest shore” si muove all’interno delle stesse coordinate sonore, anche se il ritmo è ancora più cadenzato e lento, pienamente riconducibile a Black Sabbath e simili. Un arpeggio che mi ha ricordato i grandi Witchfinder General, introduce un altro brano molto intenso, “Graveyard rising”, poi un riff molto cupo e dalle caratteristiche prevalentemente doom sviluppa i 7 minuti di questo brano certamente molto identitario per i Lucifer’s Fall, con un’altra grande prestazione vocale di Deceiver.
Eldritch Rites ( Shayne “Fuckhead” Joseph – chitarre, voce e pazzia; Trevor “T-Dawg” Scott – basso e Adam “Adz” Holmes – batteria e percussioni) potrebbero essere definiti una versione dark del suono dei Manilla Road, non con la migliore registrazione, ma “Death of the grinder” è comunque tanto rozza quanto interessante, con le sguaiate risate che farciscono il brano che è un epic-doom tanto caro a una frangia di vecchi heavy metallers. Molto più lenta e rituale “Our time has come” dove sembra di essere immersi in una messa nera, che rimanda ai maestri del dark come i Black Sabbath e gli altri simili. Il brano si sviluppa in dieci minuti di voce tormentata e suoni distorti. Curiosa la breve “Eldricht rites”, dove il cantato ricorda in modo clamoroso Steve Broy “Dr. Heathen Scum” , leader dei Mentors dopo la scomparsa de El Duce, che ho fra l’altro recentemente visto dal vivo.
Insomma uno split-cd dal quale trarre molti spunti di interesse, con due band tutt’altro che banali, per un genere musicale che non offre molte alternative. A me, in ogni caso, è piaciuto e almeno tre o quattro brani mi sono sembrati di ottimo livello, anche compositivo.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















