Riecco a noi i riformati In.Si.Dia con il quarto album (il secondo dalla reunion del 2013) “Di Luce E D’Aria”. La band bresciana, rinnovata per 2/4 di line-up rispetto alla formazione storica ma trainata dall’ormai storico chitarrista solista Manuel Merigo, ci impartisce un’ennesima “lezione di violenza” (vediamo se i thrashers di primo pelo si accorgono della citazione) sonica, svecchiando e riproponendo gli stilemi migliori del Thrash Bay Area, unici su scala nazionale ad adottare il cantato in italiano. Le composizioni “rollano” che è una bellezza, condotte da una produzione nitida e relativamente “modernizzata”, le liriche in lingua madre sono piene di rabbia, conflitti interiori e invettive anti-distopiche. Le parti più veloci sono distruttive, i rallentamenti tra il “mosheggiante” e la semi-ballad, come in “Tracce Silenziose”, richiamano i Metallica ottantiani, la tecnica globale è assestata su ottimi livelli. Non paiono proprio passati tutti gli anni che ci separano dai primi due album, quelli realizzati a metà anni ’90 per la major Phonogram. Qui sta il punto. Non sembrano passati tutti questi anni, i nostri sono parsi essere in stato di ibernazione fino allo scongelamento del 2013, e questo disco può dirsi figlio dell’epoca migliore (ormai passata) del Thrash Metal americano. Questo elemento è presente nel bene e nel male. Sono sicuro che i nostri col nuovo album faranno gola agli appassionati/nostalgici del Thrash, d’altra parte chiunque sia partito per la tangente orientandosi verso altre sonorità e considera il Thrash post-epoca storica come un semplice fantasma di se stesso che si auto-cannibalizza ancora oggi troverà il disco anche un po’ noioso. La parte al diavolo bisogna darla, ovviamente. Dalla loro i nostri eroi ce l’hanno messa tutta per tornare, e si sono ripresentati al pubblico italico con un prodotto discretamente realizzato. Del resto, loro non possono essere altro se non buoni “thrashers” con qualche annetto sulle spalle, e seppur l’età inizia comprensibilmente a sentirsi tra le righe, non possono accontentare tutti. Bentornati dunque agli In.Si.Dia, e fin quando resteranno con noi potremo dire di avere un ottimo esempio per i più giovani (continuo a pensare a Stealth e National Suicide). In.Si.Dia resteranno sempre comunque una bandiera del Thrash italiano.
Voto: 7/10
Alessio Secondini Morelli















