Settimo lavoro per “l’angelo nero” dal titolo ovviamente chiarificatore:”Sieben” ovvero sette in tedesco. Piccolo antefatto, la band dal 2010 ad oggi non ha fatto SOLO sette album; ma bensì oltre ai sette album sulla “lunga distanza” ha rilasciato cinque EP ed un singolo in formato digitale; quindi complessivamente è una band piuttosto prolifica nel complesso.
L’album riprende i toni più gothic è lascia in disparte certe scelte vocali, quali lo scream, e ripercorre e prende a piene mani certe sonorità di fine anni 90 della scena gothic metal e rock europea. Il singspiel usato dal cantante, e deus ex machina degli Schwarzer Engel, è interessante; in parte ricorda il suo connazionale Mozart degli “Umbra et Imago”, e se vogliamo un pochino anche Alexander Wesselsky cantante degli Eisebrecher.
In alcuni frangenti risenti le sonorità e gli arrangiamenti dei TiamaT del periodo di “Judas Christ” e di “Prey” . In altri passaggi trovo un mix tra Moonspell, ASP e Rammstein, lo so che risulta di parecchio strambo accumunare quelle band; ma va ascoltato questo album per capire cosa intendo. Vi sono dei rimandi molteplici se si sta attenti alle sfumature.
Per quanto riguarda gli strumenti singoli direi che tutto si percepisce piuttosto bene; un lavoro di cesello intenso per ogni singolo strumento: partendo dalla batteria che, seppur ben calibrata, ha un piccolo calo per quello che risulta il rullante troppo “ovattato” a mio parere.
Basso ben presente, percepibile e calibrato in modo ottimale; synth in primo piano, con rimandi già accennati al gothic rock e metal di fine millennio ed inizio nuovo, ed alcuni momenti il passaggio dal gothic anni ’90 a quello industrial dell’ultimo periodo, vedi alla voce Rammstein e Eisebrecher di cui sopra, principalmente NDH. Chitarre buone sia per quello che riguarda l’esecuzione che della post produzione.
Quindi in fine, ma non ultima d’importanza, la voce che è lavorata e anch’essa cesellata di fino in modo ottimale, per quello che si vuole proporre. Il modo di cantare è, come già definito, un singspiel con delle sfumature armoniche. (Per singspiel si intende un tipo di canto caratterizzato dall’alternanza di parti recitate e parti cantate. Metodo in genere operistico in voga tra il XVIII e il XIX secolo, sorto e sviluppatosi in area tedesco-austriaca, appunto).
Oltre ai quattro singoli: “Kreuziget mich”, “Paradies”, “Teufel” ed “Ewig Leben”, già presenti in buona parte nell’EP uscito nel 2020 come antefatto di questo album (recensione dell’EP che trovate qui ), direi che anche “Vollmond” e “Ring frei” sono tracce di rispetto. Come sempre date un ascolto e decidete le vostre tracce preferite.
Concludendo: il lavoro risulta interessante, ma con dei limiti. Ci sono dei rimandi così marcatamente ricollegato alle band di cui sopra che; se da un lato è positivo perché si va a colpo sicuro per il rimando emotivo positivo; dall’altro è una situazione estremamente vincolante e soffocante, dato che il rimando così marcato rende meno personale il lavoro. Se da un lato è un lavoro di alto livello di qualità musicale, dall’altra c’è ancora troppa dipendenza di certi gruppi e certe band, e sono dodici anni dall’esordio quindi il dover avere una certa dipendenza è un pelino troppo.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















