Jerry Cantrell storico membro degli Alice In Chains, torna in ambito solista con questo terzo lavoro dal titolo “Brighten”.
Cosa ci si trova dentro? Beh… un lavoro grunge, con l’evoluzione dovuta, e voluta, con il tempo che passa.
Parto dalle collaborazioni di numerosi musicisti di spessore tra cui: su tutti Duff McKagan, Greg Puciato, Gil Sharone, Michael Rozon, incent Jones, Jordan Lewis, Matias Ambrogi-Torres, Lola Bates e Abe Laboriel Jr. Aggiungiamo poi Paul Fig e Tyler Bates per quello che compete le composizioni mentre Joe Barresi per il mixing.
Dopo tutti i nomi di spicco che hanno partecipato a questo lavoro, debbo dire che i nove brani, per esser precisi 8 inediti ed una cover ma ve la svelerò più avanti, che fanno parte di questo lavoro scorrono molto bene. Sono effettivamente, come ho appena scritto, un lavoro di alternative rock che parte dal grunge da cui Cantrell è “partito” e per la sua parte “fondato”, ma non si è fossilizzato nel vecchio sound(come per altro era accaduto con i primi due album) andando oltre e portando comunque un minimo di “aria nuova”; addirittura infilando qua e la delle vene quasi country-folk.
Produzione altissima, post produzione di livello, ma certamente non si sarebbe potuto aver di meno con i nomi di cui sopra.
Forse non sarebbe stato male che anche gli AIC potessero fare certe scelte, ma probabilmente non sempre si può fare specie se si è tra i fondatori del genere e non solo. Ma torniamo al lavoro di Cantrell: a livello puramente tecnico nulla da dire; composizioni interessanti, fluenti e che si fanno apprezzare. Ma va ammesso nulla che non ci si sarebbe aspettato da lui e da quello che sarebbe stato il suo lavoro. Sonorità complessivamente morbide e quasi folk. Rispetto al passato Cantrell fa dei lavori interessanti anche a livello vocale, lasciando stare gli strascichi di Laney e di certi modi di ricordarlo.
“Black heart and evil done”, “Nobody breaks you”, “Dismembered” che a differenza dal titolo non è per nulla aggressiva le tracce inedite che mi sono piaciute di più. A chiusura dell’album troviamo la cover di cui sopra ovvero “Goodbye” e l’originale è di Elton John; che dire… la versione di Cantrell ha un nonsoché di laconico e triste pur riuscendo a dare un quid veramente interessante sia per quello che comporta la cover in se e sia per quello che comporta l’inserimento in questo album.
Andando a concludere, un buon lavoro che si fa ascoltare, che ha un senso di continuità con i precedenti pur andando verso lidi leggermente differenti rispetto al passato. Un lavoro godibile, nella media e che farà la felicità di più di un nostalgico del grunge ed appassionato di dark country
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















