Quarto lavoro per la band britannica Don Broco questo “Amazing Things” uscito per la SharpTone records. Album che più di altri vive del concetto “non giudicare un libro dalla copertina” dato che la copertina propenderebbe a pensare che siamo di fronte ad un lavoro di prog anni settanta misto da della psichedelia dello stesso tempo storico e debbo dire che nulla di più distante.
Seppur vi sono delle arie e delle propensioni particolari e leggermente retrò; la proposta è a cavallo tra l’hard rock e un certo tipo di crossover di fine anni 90 che molti hanno chiamato Nu metal. Infezioni sia elettroniche che di un certo tipo di rap, chitarre pesanti accompagnate da synth acidi. Basso e batterie che intrecciano un groove interessante.
Con le dovute “ripartizioni” e “proporzioni” potremmo dire che abbiamo un incrocio tra linkin park con parecchia infezione alla daft punk.
Produzione molto alta, con cura altissima della post produzione. A segno che oramai questo è un punto cardine indiscutibile. La voce con la post produzine riceve una spinta aggiuntivca che fa salire la qualità, già alta, delle voci proposte. Synth acidi al punto giusto, ma non solo, loop e campionamenti interessanti e ottimamente incastrati ed incasotnati un dinamiche sonore molto interessanti.
Chitarre che passano da registri bassi e da distorsioni quasi metalcore a parti più “arieggiate” e con dinamiche più pop, se vogliamo, come indicato sopra la sezione ritmica ottiene un “push” come la voce, pur avendo già una base assolutamente di alta qualità.
Dodici brani che nel complesso possono risultare interessanti, poliedrici e di buonissima qualità. Come scritto poco sopra la capacità di post-produrre un lavoro di alta qualità fa salire di parecchio la già alta qualità. Abbiamo brani ruvidi e diretti come “Gumshield”, “Manchester super reds no.1 fan” e “Bruce Willis”, passando per sonorità liquide e sognanti come “Anaheim” passando per materiale a media “durezza!” come “Endophine” ed “Easter sunday”.
Unico neo che purtroppo noto, che alcuni brani non sono così incisivi come servirebbe per poter dire che siamo di fronte ad un album “WOW” e per mantenere la stessa attenzione. Per cui nel complesso il lavoro è certamente godibile, di buonissima qualità complessiva e ben fatto; ma in alcuni punti risulta leggermente ridondante e poco incisivo, come già indicato, un pochino troppo “moscio” senza un motivo apparente portando quindi a scordarci il lavoro appena ascoltato.
Dispiace, perché le capacità ci sono e non sono minime, ma il risultato purtroppo non rende a pieno le potenzialità che si percepiscono durante l’ascolto. Dispiace doppiamente dato che essendo questo il loro quarto lavoro sembra che non siano convinti fino in fondo neppure loro lavorando a “retromarcia” o peggio “con il freno a mano tirato”.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















