Non so se sia buona la birra denominata “Hybeeria” che il gruppo ha creato e venduto completamente durante i concerti fatti durante il 2019 per presentare il primo disco,l’ ep “Fish Creek Frenzy” ma l’album uscito in queste settimane propone elementi in prospettiva e qualche elemento da migliorare, primo fra tutti la scelta della cover, visto che “Gimme, Gimme, Gimme” degli Abba, oltre a essere un brano molto distante dal naturale ambito di riferimento di questi canadesi, non è nemmeno interpretata in modo particolarmente piacevole alle nostre orecchie.
Per il resto questo disco, dicevamo, non è originale, ma molto divertente. Il gruppo Hyperia, che potremmo definire a conduzione familiare visto che la cantante Marlee Ryley e il chitarrista Colin Ryley sono marito e moglie e non fanno certo nulla per nasconderlo, suonano uno speed thrash rivolto al passato ma aggressivo, con buone trame chitarristiche e una compattezza ritmica valida.
La voce di Marlee, peraltro anche gradevole sotto il profilo estetico, ricorda Angela Gossow degli Arch Enemy, soprattutto quando è chiamata a toni acuti e ad aumentare il volume sonoro prodotto.
Si comincia con “Prisoner of the mind”, che inizia e si sviluppa in modo neoclassico con un richiamo al grande e forse sottovalutato David T.Chastain, e con un tempo ritmico che sembra perdersi in modo errato, ma sicuramente è colpa del sottoscritto…La successiva “”Experiment 77” comincia a orientare il lavoro sulle coordinate speed-thrash che sono il motivo caratterizzante di questo “Silhouettes of horror” nella maggior parte dei brani.
Glissando sulla già nominata cover degli Abba, francamente evitabile, arriva “Pleonexia” con le chitarre del già citato Colin e del ritmico David Kupisz che si intrecciano in una bella successione di note. Il singolo e video “Operation Midnight” ha un riff che ricorda molto “The Four Horsemen” del debutto dei Metallica e che impegna Marlee in una serie di urla belluine.
La titletrack per me è migliore, con un grande riff e una influenza death molto intrigante, una voce appropriata e un finale molto vibrante. Seguono poi due brani dalle caratteristiche thrash : “Whitecoast” e “Hypnagogia”, che sono omogenei in quanto a stile.
Un riff più dark ,alla Exodus, è la caratteristica di “Intoxication Therapy” che presenta anche qualche cambio di tempo, mentre “Severed” risente di una netta influenza death e si muove su tempi meno veloci per buona parte della song, per poi accelerare sul finale. “Terror serum” non aggiunge nulla a quanto detto in precedenza.
Una band godibile, che sicuramente dal vivo offre il meglio di sé, magari grazie anche a una birra realizzata in proprio e venduta a tutti.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















