Da 35 anni sulle scene, questo gruppo tedesco non ha mai riscosso un successo particolarmente rilevante, con molti album usciti senza che provocassero interesse, tanto da non essere nemmeno annoverati nei contenitori digitali che ospitano ormai milioni di brani.
Mentre sembrava che la loro carriera volgesse al termine senza particolari sussulti, una canzone realizzata con Jimi Jamison, prima che il grande esponente di quel class metal\aor molto celebrato ci lasciasse per sempre, ha risvegliato la voglia di ascoltare i Dominoe.
Proprio grazie a “Coming home” sono cominciate ad arrivare molte mail alla band e alla casa discografica, tanto da indurre il leader, chitarrista e produttore Robert Papst, che nel frattempo si era unito a Jorg Sieber, eccellente cantante, a recuperare molto materiale datato ma ancora decisamente attuale.
E’ il caso di questo “No silence, no lamb’s. Directory Cuts” , dove appunto il riferimento alla definizione cinematografica fa capire che il disco, originariamente concepito e uscito nel 2002, è stato sottoposto a un poderoso restyling.
Il risultato finale è molto interessante, a parte la copertina assolutamente da dimenticare, con una serie di brani molto orientati verso il southern rock, con evidenti venature acustiche, molto avvicinabile a quanto proposto ultimamente da Mike Tramp, come le eccellenti “No way out” oppure “On the safe side”, che hanno queste caratteristiche di specie di ballate a metà fra l’acustico e l’elettrico con cori piuttosto semplici, con un tocco di lapsteel molto esotico negli assoli, poi ripresi da una chitarra blueseggiante.
Tutto questo rappresenta un’evoluzione nel sound della band che nel 1987, quando uscì, faceva parte del movimento aor tedesco ed europeo che era molto vicino al rock.
I brani scorrono bene, a partire dalla iniziale “No more money” o la melodica “Don’t cry for love” dove ci si avvicina all’aor ma sempre dalla parte del rock, seguita dalla suggestiva “Keep my secret” originariamente cantata da Heidi Anzinger e oggi riproposta in duetto, con ottimi risultati, sempre sulle stesse direttrici musicali.
A mio parere uno dei brani top è “Let it rain” dove il volume si alza e si viaggia su un aor decisamente originale, fatto di cori azzeccati e una chitarra molto equilibrata al contesto. “Dark dogs” è un mezzo plagio : la parte vocale è clonata dalla milionaria “Sharp Dressed Man” di ZZ Top, mentre la musica , in stile southern, differisce lievemente. Sarà un plagio, ma il brano ha il suo fascino. La conclusiva “Turn off these sad songs” esalta la timbrica di Sieber in un brano che potrebbe appartenere al songbook di Cinderella, per un disco che dà il giusto merito a una band magari di secondo piano, ma che non sfigura certamente al cospetto di altre, più celebrate bands mondiali. A breve arriverà un altro “recupero” sul mercato, ovvero “The story is far from told” ma i Dominoe hanno già fatto sapere di lavorare su materiale nuovo, che è anch’esso in arrivo.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















