Il progetto Deathcvlt si compone di: XeS (Infernal Angels Lilyum, Byblis ed altre realtà), Ulag (presente in band quali Lacrimaes et dolor, Scala Mercalli e Ibridoma giusto per citarne “due”) e il batterista Bestia (anche lui negli Infernal Angels ma anche ex Absentia Lunae, Prison Of Mirrors).
L’intento Direi pure parecchio riuscito è di portare alla luce il death di stampo scandinavo, e nello specifico quello svedese, della fine degli anni novanta e dei primi 2000. Il 13 ottobre scorso, oltre ad essere il mio compleanno(nota di colore ed assolutamente non legata all’album), è uscito questo otto tracce interessante. Curiosa la scelta di farlo uscire in vinile e digitale, ma senza il supporto del cd. In modo da portare l’ascoltatore a sole due vie:”la vecchia scuola della puntina sul vinile” oppure il digitale.
Già dalla copertina si percepisce l’attitudine della band che seppur portandoci nell’abisso di Maelstorm sonoro, la band ha parecchio chiaro cosa e come trasmettere certe emozioni. La dea Kali in versione “schelettrica” trova una dinamica sonora negli otto pezzi, con tanto di traccia ad hoc per lei, ma sia chiaro non è un concept su Kali, anche perchè troviamo il nome antico dell’angelo della morte, troviamo un rimando alla cultura latina del centro america e così via.
Per quello che compete”squisitamente” le composizioni, siamo dentro fino al collo con le metodologie classiche del death svedese, quello per capirci alla Unleashed, alla Edge of sanity, at the gates e Hypocrisy ma con l’aggiunta di un minimo di approccio moderno per quello ceh compete la registrazione, mixing e mastering.
Per cui si, c’è intenzione di rimanere adesi al vecchio mood scandinavo, ma non si vuole “perdere” in qualità attesa.
Ogni strumento è ben percepibile, senza mezzi termini e senza dubbio alcuno. Buoni i riff di chitarra che si alternano a sincopati ed ultraveloci con parti molto ariose fino ad arrivare ad alcuni arpeggi leggeri, solo nel tocco.
Basso suonato dalle stesse dita della chitarra con un appeal diretto e funzionale alla proposta sonora, forse qualche momento in più per il basso, nel senso di più spazio, non sarebbe stato speso male.
Batteria parecchio precisa e mitragliante al punto giusto. Le scelte di campo risultano ottimali anche per il frangente piatti e post produzione.
Voce “antica” ed ancestrale, con un growl veramente cavernoso.
Di fatto gli otto brani sono un “nomen omen” del titolo dell’album e della band, quindi un escursus sulla morte e sulle divinità ed assimilabili riconducibili alla morte.
“Blackned kiss”, “Santa Muerte”, l’omonima “Deathcvlt” e “Dust of sacral souls(DArk moter Kali-ma)”. sono i brani cardine, a mio avviso, di questo album d’esordio e come sempre nelle mie recensioni vi invito ad ascoltare l’album e scegliere i vostri brani preferiti.
A conclusione di tutto debbo dire che questo Deathcvlt con il loro album omonimo mi hanno fatto fare un salto indietro nel tempo in modo genuino e di livello qualitativo parecchio alto. Direi che hanno centrato bene l’obbiettivo di fare un lavoro con i fiocchi e di portare, seppur con le vecchie metodologie, una ventata violenta nel death. Possiamo parlare di album seminale? No, ma abbiamo tra le mani un lavoro di altissimo livello qualitativo.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















