Leggendo “distrattamente” la formazione degli Shining Black, potrebbe sembrare una versione alternativa e parallela a quella dei Labyrinth, con Mark Boals al posto di Roberto Tiranti e la sola assenza del chitarrista Andrea Cantarelli, ma non e’ cosi; musicalmente lontani dalla band madre e con una matrice maggiormente improntata sull’ hard rock / metal melodico, genere musicale che ha sempre contraddistinto i dischi solisti del singer americano.
Tornando alla formazione, e’ la stessa che ha registrato il debut album, ivi compresa la partecipazione del “sesto membro” della band, quel Simone Mularoni, autore sia del mix che del master (davvero strepitosi ) e che riesce a donare il sound perfetto che esalta le composizioni del buon Olaf.
Apre la title track “Postcards from the end of the world”, melodic metal di pregevole fattura, il cantato inizialmente malinconico diventa piu’ arioso nel refrain; molto bella la melodia vocale che precede il solo di chitarra; ottimo il lavoro della sezione ritmica: il disco non poteva che iniziare “col botto” !
Un pianoforte apre “Higher than the world”, con la melodia della chitarra che rimanda al classico marchio di fabbrica che risponde al nome di “Olaf Thorsen”, molto bello il ritornello che si stampa nella testa sin dai primissimi ascolti. Trova anche posto per un bel “giro”di chitarra “blues” che e’ il preludio di un ottimo guitar-solo.
“We are death angels” e’ il classico brano che unisce l’hard rock al metal, hard rock per via del cantato estremamente melodico ed il metal per la ritmica pre-chorus (in particolare il riff di chitarra) che rimanda ad una delle due band madri di Olaf, i Vision Divine in questo caso.
A proposito di Vision Divine, in “Summer solstice under delphine’s sky” troviamo piu’ di una similitudine con la stessa, il tappeto sonoro delle tastiere ha un sound “dance” che ci riporta ai fasti di “No limits” (debut album dei Labyrinth) , bellissimo il (seppur corto) solo di chitarra; che dire, uno dei brani piu’ belli tra quelli che compongono il disco.
“Like leaves in november” traccia introspettiva, scandita da ottime trame di chitarra e tastiere, melodic metal destinato a “palati fini”. Imperiosa tutta la sezione ritmica nella fase che precede il solo di chitarra.
“A hundred thousand shades of black”, finalmente i ritmi si alzano, up-tempo scandito dalla doppia cassa, e’ tra i brani che assomigliano maggiormente a quanto fatto da Olaf con i Vision Divine e i Labyrinth, ad eccezione delle melodie vocali che risultano piu’ “happy” e “zuccherose”, ottimo il solo di tastiere di Oleg Smirnoff. Nel finale trova spazio un azzeccatissimo coro “anthemico”, la classica “ciliegina” sulla torta che va ad impreziosire una gia’ ottima traccia.
“Faded pictures of me” power ballad dall’inizio malinconico, dove Boals sfodera un’ interpretazione “mostruosa”, coadiuvato da una struttura portante che non si limita a fare da comparsa ma e’ autentica protagonista, la traccia poi cambia pelle e accelera per trasformarsi in un up-tempo , uno dei brani piu’ belli del disco. Melodie di chitarra che solo il buon Olaf riesce a creare, con il suo “vibrato” che enfatizza le note, dando un’ampia dinamica al fraseggio.
“Mirror of time” e’ il brano piu’ power in assoluto, altra hit-song che non sfigurerebbe in un disco dei VD , semplice e diretta senza fronzoli, con un Mattia Peruzzi sugli scudi e che non fara’ rimpiangere, nelle rispettive band, batteristi del calibro di Macaluso e Terrana. La traccia alterna momenti piu’ pacati ad autentiche sfuriate in doppia cassa; stupende le orchestrazioni ed il cantato carico di pathos, nella fase che precede il solo -al fulmicotone – di chitarra e tastiera , per una sorta di duello tra i due strumenti.
“Fear and loathing” e’ un pregevole up-tempo , mix perfetto tra melodic metal e power; “Time heals, they say”, altro pezzo da novanta a chiudere il disco in “crescendo” (seconda parte del disco migliore rispetto alla prima), a mio avviso il refrain di questo brano e’ un concentrato di rara bellezza, un gusto per la melodia fuori dal comune. Ultimissima traccia, la bonus track giapponese “Faded pictures of me” in versione demo.
Se il primo disco era forse piu’ diretto ed immediato, questo “Postcards..” necessita di piu’ ascolti per poter assimilare appieno tutte le sue “sfumature”, tutti i dettagli sonori , che al primo ascolto potrebbero sfuggire.
Bellissimo anche l’artwork, la cui cartolina in fiamme sembra rappresentare uno scenario post-apocaliptico.
In conclusione “Postcards from the end of the world” e’ un ottimo disco di melodic metal, che conferma Olaf Thorsen come uno dei migliori (per me il migliore in assoluto) compositori e chitarristi del metal nostrano; un artista che non ha mai sbagliato un colpo, nessun “flop” presente nella sua -ormai lunga- carriera musicale. Un musicista che indubbiamente ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato.
Aspettando con ansia il nuovo Vision Divine, godiamoci questo nuovo capitolo degli Shining Black.
Voto: 8,5/10
Stefano Gazzola














