Dal Portogallo, con la benedizione di Fernando Ribeiro degli Angra che li ha portati nella sua casa discografica che ha la missione di diffondere il metal lusitano nel mondo, arrivano i Dawnrider.
Il gruppo composto da quattro musicisti : il leader Hugo “Rattlesnake” Comin alla chitarra, Filipe Relego alla voce e al basso, Joao Ventura alla batteria e Diogo Simoes alle tastiere, che sono in pista dal 2004 e hanno alle spalle tre full-lenght e qualche altra pubblicazione sparsa.
Questo quarto “The Fourth Dawn” è veramente un gran disco di stoner-doom, dove i brani, che vanno da un minimo di 6 minuti a un massimo di quasi 9, sono tutti molto ben strutturati e , seppur in un contesto molto omogeneo, non annoiano perché propongono soluzioni diverse e comunque molto ben eseguite.
La musica dei Dawnrider è davvero granitica e attinge a piene mani dagli insegnamenti e le atmosfere sulfuree che provengono dagli anni 70 e 80, con i Black Sabbath in testa, ma personalmente sento molte influenze di una band considerata minore ma che, sempre a mio avviso, ha lasciato un segno importante nel genere, ovvero i Saint Vitus. A riprova di una certa assonanza la condivisione fra le due band di Tony Reed, che ha mixato e masterizzato “The fourth dawn” dopo avere lavorato con i doomsters statunitensi.
La chitarra di Comin è il filo conduttore dell’opera, ma mi piacciono molto i suoni di organo e tastiera che arricchiscono la proposta artistica dei Dawnrider che sanno di antico ma che sono perfettamente inseriti nel contesto delle songs.
Tutti i brani sono su ritmi medio-bassi, con colpi di batteria molto accentuati e quasi ritualistici, spesso delle vere mazzate. Sfugge un po’ a questo tratto distintivo l’iniziale “Order of dawn”, brano più veloce del lotto, con un grande ritornello che trascina l’ascoltatore e si conclude con una cavalcata musicale che non è per niente stucchevole.
Quello dei finali musicali è un po’ una caratteristica di tutti i brani, che ne allungano la durata, esaltando la componente evocativa della musica dei Dawnrider, insieme alla voce pulita e mai troppo acuta del bassista e cantante Filipe Relego. Chitarre distorte e tastiere avvolgenti accompagnano l’ascoltatore a ogni brano. In questo contesto è bellissima “Reaching Glory”, grazie all’azzeccato riff e alle invocazioni vocali che non sono mixate sopra il resto della band, diventandone di fatto uno strumento che non prevarica le altre componenti. Il riffone di “Those who parted” e la linea chitarristica molto elaborata di “Unwanted sorrows” sono due facce della stessa medaglia doom, per un lavoro che si chiude con effetti industrial che caratterizzano la coda musicale di “Lord” che potrebbero essere fine a se stessi oppure annunciare delle novità nel prossimo futuro di questi notevoli portoghesi. Per gli appassionati del genere si tratta di un must assoluto e uno dei platter che, a mio parere, verrà ricordato nel tempo. Per tutti gli altri vale la pena di dare un ascolto approfondito.
Voto: 8.5/10
Massimiliano Paluzzi
















