Sono passati 28 mesi dall’uscita di “Talviyo”, ultima fatica discografica dei Sonata Arctica ed ecco uscire questo “Acoustic adventures-volume one”, come si evince dal titolo non si tratta di un nuovo album di inediti, ma una rivisitazione acustica di alcuni dei loro successi.
La band segue lo stesso esperimento “unplugged” anticipato , diversi anni fa, dal loro ex chitarrista Jani Liimatainen, che insieme a Timo Kotipelto aveva dato vita al progetto “Blackoustic”.
L’album esce oggi , 22/01/22 per la neonata Atomic Fire, label fondata da Markus Staiger (fondatore di Nuclear Blast) che decide di rimettersi in pista dopo aver venduto la sua vecchia casa discografica (a cui porta via un bel po’ di band tra le quali Helloween, Primal Fear, MSG, Opeth oltre che gli stessi Sonata); c’e’ da dire che la confezione digipack del cd risulta “povera”, dato che e’ sprovvista del classico booklet.
La scaletta tralascia completamente il loro album di esordio “Ecliptica”, forse perche’ diverse canzoni di quel disco erano gia’ state proposte in versione acustica nel corso di questi anni.
I brani, come gia’ detto, vengono rivisitati e ri-arrangiati in chiave acustica, alcuni di essi mantengono il feeling originale, altri lo perdono ed altri ancora ne acquistano in “pathos”.
Ad esempio “The rest of the sun belong to me”, presenta ritmi piu’ “rallentati” rispetto all’originale, dove Elias si esalta in un solo di chitarra acustica che ho definito “dal sapore di stretto di Gibilterra”: nel senso che presenta delle sfumature “iberiche” (tipiche andalusiane) e al tempo stesso “arabeggianti”.
Le parti tastieristiche di alcune tracce vengono completamente riviste, riproducendo il suono dell’organo e dell’hammond e sono in grado di donare ad esse un sound molto “bluesy oriented”, come in “A little less understandig” (con tanto di banjo), “Alone in heaven” e “As if the world wasn’t ending”.
Il brano che resta piu’ “fedele”, ovvero quello piu’ vicino all’arrangiamento originale risulta “Tallulah”, mentre “Don’t say a word” risulta davvero bella ed ispirata: in evidenza una bella melodia di pianoforte, che nella parte centrale si riempie di malinconia e anticipa il solo di violino-pianoforte.
Altre tracce di rilievo risultano “Tonight I dance alone” e “Wolf & raven”, in particolare quest’ultima che e’ la migliore del lotto: riesce ad entusiasmare anche grazie al suo incedere simil “tarantella”.
Nel complesso si tratta di un disco “carino”, non fondamentale e per nulla trascendentale; piu’ dedicato ai “fans” della band finlandese, di “metallo” ovviamente non c’e’ nulla (non che con gli ultimi dischi “elettrici” si siano coperti di gloria…anzi).
Mi sarei aspettato che in questo periodo di pandemia, impiegassero il loro tempo nella scrittura di un nuovo album, che li riportasse ai fasti del passato, evidentemente l’ispirazione e’ quella che e’ (inesistente), da qui la scelta di pubblicare questo disco. Tutto lecito, se non fosse per il titolo…”Volume one” che lascia presagire che ci sara’ un seguito, spero non prima che abbiano dato alla luce almeno un paio di nuovi album di inediti.
Nel caso in cui il prossimo disco fosse “volume two”, sarebbe la conferma che l’ispirazione e’ definitivamente morta, verrebbe da me interpretata come una mossa commerciale, ovvero pubblicare un disco giusto per farlo (con il minimo sforzo) ,per ingannare l’attesa e perche’ no, fare business.
In attesa di ritrovare i “veri” Sonata Arctica, voglio dare loro un voto di incoraggiamento…
Voto: 7/10
Stefano Gazzola















