Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?
Beh, dopo aver deciso di lavorare su un nuovo album il passo successivo è stato quello di decidere di voler fare qualcosa di diverso. Sapevamo che la musica stava sterzando in una nuova direzione e anche noi crescendo ascoltavamo di continuo nuove cose e volevamo a tutti i costi dare una nuova forma alle nostre idee musicali. Infatti, non a caso, ci siamo appassionati all’elettronica e alle grandi produzioni americane (APC, TOOL, PUSCIFER e MASSIVE ATTACK) e da lì piano piano siamo riusciti a codificare un linguaggio musicale tutto nostro, scelta difficile per certi versi ma inevitabile per altri; è stato come ricominciare tutto da capo e di questo, col senno di poi, ne siamo orgogliosi.
Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?
Senza togliere meriti ai diversi musicisti che nel tempo hanno collaborato con gli En Declin e grazie ai quali dischi come Amaranth (2000), Trama (2005) e Domino/Consequence (2009) non avrebbero mai avuto quel senso e quella luce che tuttora i ‘superstiti’ innegabilmente gli riconoscono; la band, ora, vive una fase del tutto nuova dove gli elementi più caparbi persistono nel portare avanti un progetto musicale in cui hanno sempre creduto e dal quale proprio non riescono a staccarsi.
Come è nato invece il nome della band?
Ce terme est française. En Declin può essere inteso in maniere ambivalente: chiaramente nella scelta del nome è presente la volontà di riferirci a un determinato modus vivendi, tipico della Francia del XIV secolo della sua letteratura e del pensiero bohémien e “scapigliato”; abbiamo voluto inoltre esprimere anche un referente puramente visivo, come può essere la descrizione del profilo di un paesaggio o di un particolare senza motivazioni specifiche.
Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?
Il disco è un concept-album attraverso il quale si racconta lo scontro tra due realtà a noi molto vicine: l’una, rappresentata dalle deviazioni che possono scaturire da uno stato d’animo, vale a dire, da una serie di momenti della vita interiore pertinenti al mondo degli affetti e delle emozioni che spingono l’uomo -senza via d’uscita- verso un cambiamento radicale, cui si può arrivare per via della depressione, della speranza, dell’amore, della disperazione e della viltà; l’altra, rappresentata da tutte quelle deviazioni che possono scaturire dalla conduzione di una vita preconcetta e ideologicamente errata, che spinge l’uomo medio a non accettare il cambiamento, quindi a non condividere e di conseguenza a non riconoscere diritti che, invece, dovrebbero essere di tutti. Ebbene, lo scontro tra queste due realtà genera una situazione di stallo che conduce inevitabilmente l’uomo alla deriva. Pertanto è solo superando questo confine ideologico che l’umanità potrà giungere a una Terra fondata sul pieno riconoscimento dei diritti individuali, dunque, alla piena integrazione fra i popoli. All’opposto, l’unica soluzione sarebbe l’errare dell’uomo in eterno. Questo è il significato celato in A Possible Scenario Of A Human Drift.
Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?
Musica emotiva, avvolgente, che lavora più sulle atmosfere che sull’immediatezza. Approccio quasi impressionista, pennellate di colore, senza seguire un disegno prestabilito, interessati più alla trama che non alle linee melodiche ben definite. Il nostro nuovo album raccoglie l’eredità del suo passato e approfondisce le influenze provenienti dal mondo più elettronico.
Come nasce un vostro pezzo?
Al momento non c’è una formula certificata, ognuno di noi propone delle idee che possono essere un riff di basso, un Groove o altro e poi ci si lavora di insieme. Di solito però nasce prima la parte strumentale e poi quella lirica.
Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?
The Average Man e Das Eismeer sono i pezzi che ci divertono di più dal vivo. Per il resto non abbiamo preferenze, proprio perché siamo fieri dell’intero lavoro fatto nell’album che, ovviamente, va ascoltato nella sua interezza per essere apprezzato.
Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?
Quelle citate in precedenza.
Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?
Stiamo già lavorando a nuovi brani e pensando di realizzare un nuovo video …. però la priorità è senz’altro trovare delle date live.
E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?
Per ora non ci stiamo pensando.
Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?
Non badiamo molto alla scena musicale italiana ma crediamo che le problematiche siano uguali per tutti e cioè trovare spazi per poter suonare dal vivo.
Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?
Internet è un buon veicolo di divulgazione, un ottima vetrina, a patto che il prodotto sia però valido, sicuramente è un modo molto celere per divulgare la propria opera e farla conoscere ad un pubblico molto più vasto rispetto a prima, ciò non toglie che bisogna avere qualche cosa da dire perché la rete è molto selettiva e critica.
Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?
Diciamo che ci preoccupa di più l’aspetto artistico che a quello virtuoso, quindi non sapremmo risponderti.
C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?
Potendo fantasticare Steven Wilson per citarne uno
Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?
Sì, vorremmo invitarvi tutti a seguirci e a supportarci su tutte le piattaforme social: Facebook, Instagram, YouTube, I fan sono la cassa di risonanza di una band, rappresentano l’unica possibilità, per una band di nicchia come la nostra, di raggiungere traguardi incredibili e saremmo davvero onorati di ripagarli in futuro con produzioni musicali sempre più qualitative.
Maurizio Mazzarella
















