Accingendomi a recensire l’ultimo lavoro degli stramitici Exodus, mi viene in mente una domanda: 40 anni di esistenza sulle scene internazionali (pur costellata da momenti di iato) quanto contano, rispetto a bands giovanissime che si affacciano sul mercato discografico negli ultimi anni, glorificando il mitico Thrash Metal sound che fu, rispetto ai Maestri? Mi pare ci sia da dibattere, perché ora cicciano fuori polemiche del tipo “avete già fatto il vostro tempo, ora largo ai giovani” e mi pare di sentire già commenti che hanno del vergognoso. Irrispettosi della prospettiva storica che una band longeva può avere. Siamo d’accordo: che i Metallica sono finiti come sono finiti e non hanno praticamente più nulla da dire (se non al pubblico degli U2 e dei Nirvana) lo si sa da anni ed anni. In fin dei conti che ce frega? OK, gli Slayer sono andati tranquillamente in pensione, avevano i loro buoni motivi. Ma chi rimane nel “mucchio selvaggio” così a lungo, senza compromessi di sorta, merita commenti caustici altrettanto? Merita il “tutt’erba un fascio”? Non credo proprio. Perché non è tutt’erba un fascio. Ed è una condizione mentale che avverserò con tutto me stesso, sempre e comunque. In realtà, ascoltando “Persona Non Grata” non sono per nulla convinto che gli Exodus, mitici quanto Megadeth Testament e Overkill (oggi sono LORO i Big Four), e come questi ultimi sempre rimasti agguerritissimi “Thrashers”, siano finiti. Ci vuole un bel coraggio ed un mancato senso di vergogna per dire “largo spazio ai giovani” (e comunque apprezzo i dischi Thrash dei “giovanotti” di oggi come i nostri National Suicide), in faccia agli… EXODUS! Qui l’elemento da esaminare a fondo è la MOTIVAZIONE, che ha fatto nascere il Thrash e che continua ancora oggi a farlo vivere. E la motivazione, ancor più oggi, se viene perseguita con la giusta coerenza, da ragione di esistere a gente come Exodus e compagnia, allora-come-oggi. Ancor più oggi perchè… sappiamo tutti quali condizioni avverse sta passando il mondo del Metal oggi giorno. Per non parlare del mondo fuori dal Metal. Sappiamo tutti che il Pensiero Unico e il Politically Currect stanno riducendo la mentalità collettiva dell’Occidente a uno stato larvale che negli anni ’80 non potevamo neppure immaginare. Ebbene, la rabbia di allora sulle tematiche “scomode” odierne (oppure che vengono svelate nei tempi recenti), costituiscono un terreno fertile ancora oggi per chiunque sia “di mestiere” nel Thrash, di qualunque età artistica esso sia. E non è cambiato nulla. C’é ancora da organizzare “assalti frontali” in musica per tener presente al proprio pubblico tutte le contraddizioni, i giochi di potere, le “schifezze multinazionali” passate e presenti che ancora oggi contraddistinguono il nostro martoriato Occidente. E meglio ancora se ciò viene attuato con l’esperienza degli Exodus. Che meritano rispetto da parte di tutti i Thrashers giovani ed anzianotti per la loro storia discografica longeva ed interessante, seppur settoriale. Quando i nostri, con una produzione sempre attuale ma mai snaturante, ci sciorinano davanti i loro tempi al cardiopalma, con la competenza e perizia tecnica derivante dalla longeva esperienza di Holt e compagni (vecchi e nuovi, la line-up rimane perfettamente oliata ed aggiornata), con il veleno rabbioso contenuto ancora oggi nella voce del grande Steve Souza (con tutto il rispetto per Baloff buonanima che fu il primo singer, ma l’ex-Legacy/Testament lo considero ancora oggi un grande in quanto a doti espressive “Thrasheggianti”)… quando i nostri su “Prescribing Horror” svelano ed espongono alla luce del giorno le porcate farmaceutiche perpetrate senza scrupoli su masse di “cavie umane”, negli anni ’60, con la talidomide, così come quando ci dicono di stare attenti al fasullo meccanismo dei “Clickbait” telematici nell’omonimo brano, non puoi fare altro che ringraziare gli Dei del Metallo per la presenza viva e vegeta degli Exodus sulla faccia della Terra. L’espressività del Thrash ancora oggi pullula e prolifica, ancor più rabbiosa e uncompromising, grazie a dischi come “Persona Non Grata”, “Brotherhood Of The Snake” dei Testament, “The System Has Failed” dei Megadeth, “The Wings Of War” degli Overkill… titoli che anche presi a se stanti rappresentano una protesta da assalto frontale. Nessuno saprà fino a quanto i Giganti del Thrash reggeranno, ma di sicuro per tutto il tempo in cui rimarranno sul campo di battaglia, non faranno prigionieri. Teniamoci stretti quindi gli Exodus, e speriamo di rivederli dal vivo quanto prima. Perché di questi tempi un disco Thrash, anzi, un OTTIMO disco Thrash, realizzato da una band d’esperienza e mestiere longevi, vuol dire molto. Tanto a livello musicale quanto a livello espressivo. Tanto le braccia per suonare una chitarra quanto la mente per pensare debbono restare lucide. L’alternativa è la disfatta della civiltà umana. La riduzione a stadio di larva del nostro immaginario ed intelletto collettivo. Ascoltate gli Exodus ad alto volume. E non dubitate della genuinità della loro proposta. Fin tanto che resteranno attivi, non faranno prigionieri, perchè a loro è fin troppo noto che la “parte avversa” farà altrettanto. Salute quindi agli Exodus!
Voto: 8,5/10
Alessio Secondini Morelli















