E siamo alla fine di questo quintetto di album, quindi quinta band e conclusione dei “Live in Mojave desert”. Questo quinto capitolo è per i Mountain Tamer, power trio con due album all’attivo di cui il secondo rilasciato nello stesso periodo in cui fecero le registrazioni del live di cui sopra, uscito per Heavy psych sound, mentre il loro esordio del 2016 uscì per argonauta records e poi ristampato nel 2018 per Magnetic Eye Records/ Nasoni Records .
Per il primo andate qui , per il secondo qui, per il terzo volume qui ed in fine per il quarto qui . Come già detto troverete i rimandi dei precedenti live ed avrete il senso di cosa è questo lavoro nel complessivo.
Otto brani a cavallo tra il doom più oscuro ed un certo tipo di rock, per altro filone che collega tutti e cinque i volumi di questo lavoro mastodontico. Certo nei cinque volumi abbiamo cinque versioni differenti della stessa idea iniziale: fare musica a base di psichedelia e di anni settanta.
Nei poco meno di quaranta minuti, trentasei per esser precisi, il trio ci dichiara il loro amore per un certo sound vecchio stile, di parecchi distorsori e di una certa attitudine quasi punk rimescolata in composizioni più squisitamente anni settanta.
Come per gli Stoner anche i Mountain Tamer presentano brani medio-lunghi; complessivamente brani interessanti e funzionali per far comprendere verso che lidi la band si dirige.
Resto perplesso per le scelte da banco regia principalmente per la voce che ha un eco piuttosto fastidioso e che non arricchisce minimamente la voce, anzi talvolta la rende parecchio irritante.
Cosa simile anche per i tamburi della batteria, che risultano impastati e poco riconoscibili; quantomeno per quello che comporta le parti di tom e timpano. Le code dei piatti leggermente più lunghe, ma tollerabili; chitarra e basso dignitosi a livello di volumi e di percepibilità, anche se il basso resta leggermente meno percepibile.
Debbo ricredermi, rispetto a ciò che scrissi per il volume tre. Alla fine dei cinque lavori questo quinto capitolo mi resta il più indigesto. Sia chiaro è comunque sufficiente, ma non riesco a comprenderlo fino in fondo, vuoi per le scelte di campo di cui sopra, volumi echi etc…, vuoi perché visti i precedenti capitoli mi sarei atteso alta ed altissima qualità. A confronto degli altri questo è uno “sfondone”.
“Funeral of a dog”, “Chained” e “Warlock” sono i brani che nel complesso sono più alti di qualità. Di certo questo è un lavoro che va ascoltato più volte per poterlo comprendere meglio.
Concludendo e volendo tirare le somme non solo di questo quinto, ed ultimo, capitolo ma di tutti e cinque i lavori direi che: questo quinto volume serve per completare la collezione e la collana.
Che forse i Mountain Tamer dovrebbero ridurre di molto gli effetti sulla voce e gestire meglio la post produzione della batteria e del basso. Siamo di fronte a delle idee interessanti ma troppo grezze o gestite con troppa superficialità, con un minimo in più di cura avrebbero potuto dare un risultato migliore.
Nel complesso invece direi che questi cinque lavori hanno una loro dimensione ben strutturata con, ovviamente, punti più alti e punti meno alti
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















