I Perennial Isolation, sono una band ispanica dedita da quasi dieci anni ad un black metal con venature atmosferiche, questo è il loro terzo album in studio ed è uscito per la Non serviam records. Eppure non essendo la spagna una nazione con un background pesante di black metal i Perennial Isolation riescono a dare una loro visione del black metal, seppur ci sono dei piccoli problemi in post produzione.
Il loro debutto risale al 2014 con “Conviction of voidness” e le scelte di campo sono piuttosto chiare, rimandi a Dissection, in flames, più per certi arrangiamenti, e volendo a Burzum ed al black metal piuttosto “essenziale” per ciò che comporta la post produzione.
Questo “Portraits” album composto da 9 pezzi, o meglio otto più intro atmosferico, segue il filone anticipato dal loro esordio quindi da “Astral dream” del 2015 ed “Epiphanies of the orphaned light” del 2016; e come i due titoli appena menzionati abbiamo delle atmosfere inusuali, delle scelte leggermente più accurate rispetto al passato per certi arrangiamenti.
Strutturalmente la band ha deciso di indirizzarsi verso un certo stile, che è miscelazione di death e black anni ’90 e primi 2000, con anche la stessa tipologia di post produzione, ma pur essendo piuttosto “grezzi e diretti” hanno provato da mixer a ridurre l’effetto “fatto in casa e male” e i Perennial Isolation ci sono quasi riusciti.
A mio avviso la batteria poteva esser gestita in altro modo per quanto riguarda i tamburi, rullante troppo in primo piano, invero il basso che si percepisce sono quando non ripercorre pedissequamente le toniche delle chitarre. La voce, quando non è in growl o nelle forme di basso cavernoso, è “as usual” in scream e con un livello di riverbero piuttosto alto. La stranezza è che a differenza del solito, come genere, i piatti sono stati gestiti un pochino meglio. Le code non sono eccessivamente lunghe e non danno noia. Le strutture sono tipiche delle band citate, seppur i P.I. ci mettano del loro per renderle il più personale possibile. Le compressioni delle chitarre, fatte in quel modo, non aiutano per nulla il lavoro dei Perennial, dato che si perdono nel “mattoncino” del “normalizza + riampa almeno due volte” facendo perdere le capacità della band.
“To the withering womb”, “Autumn legacy underlying the cold’s caress”(titolo lunghino si), “Through fire upon fire” e “The breathless season bane” sono i pezzi che mi hanno lasciato qualche cosa. Resta inteso che come tutte le volte vi si invita a prender l’album e a farlo vostro, a decidere cosa vi ha emozionato e quali brani l’hanno fatto.
Che dire di più… un lavoro interessante, dignitoso e che nel complesso si fa ascoltare. Unici problemi, sono di tipo tecnico, già segnalati prima e che se siete di “bocca buona” non si percepiranno molto. Per il resto la band spagnola da dimostrazione di aver bene in mente cosa fare anche se sembra talvolta che non abbia in mente il “quando e come”, perché vi sono delle imperfezioni che potevano essere eliminate alla fonte; anche perché la band dal 2014 ad oggi ha sfornato più di un album e di conseguenza non si possono definire “novizi”. Speriamo che nel prossimo futuro riescano a dare uno slancio alla loro produzione.
Voto:7/10
Alessandro Schümperlin















