Esce per Napalm Records il dodicesimo album dei veterani Moonspell, la band portoghese meglio “esportata” a livello internazionale. A mo’ di veloci note biografiche, iniziamo ricordando che i nostri provengono dal Black Metal dei primi ’90, e dopo le alternanti sperimentazioni tra il Gothic Rock e l’Alternative durate un po’ tutto il decennio dei ’90s, si sono assestati da tempo su sonorità Gothic Metal abbastanza marcate e consolidate. “Hermitage” prosegue appunto su questo cammino, pur con tutte le peculiarità che i Moonspell sono riusciti a sviluppare e smantenere nei vari decenni di attività. Posiamo quindi degustare lungo l’intero album la consueta alternanza di momenti melanconici e riff metallici e ferali a cui i nostri ci hanno da sempre abituato. La maturità compositiva, assieme ad una produzione sempre più adulta, possono esser toccate con mano, laddove su brani come “Common Prayers” e “Entitlement” fanno ancora da padrone le atmosfere tipiche della Dark Wave che i nostri prediligono da tempo, mentre brani come la title-track sono caratterizzati da vocals più ferali e riffing metallici molto marcati. Le atmosfere languide della Wave sono tali, a volte, che sconfinano in atmosfere dilatate quasi pinkfloydiane, come nella traccia strumentale “Solitarian” con lick solisti che paiono quasi rubati alla chitarra di David Gilmour. Nel complesso, l’album è abbastanza buono, considerato il percorso artistico consolidato della band portoghese. Purtroppo sussistono un paio di momenti marcatamente noiosi ed eccessivamente prolissi, rappresentati dalle due tracce più lunghe, “All Or Nothing” e “Without Rule”, non ben riuscite secondo me. Del resto, l’immaginario gotico/romantico di Fernando “Langsuyar” Ribeiro e soci è ben preservato e prosegue in maniera ormai sempre più tranquilla, attestandosi loro classici stilemi sonori che hanno fatto la fortuna internazionale dei Moonspell. Buona melancoly.
Voto: 7,5/10
Alessio Secondini Morelli















