Dopo tre anni di silenzio tornano a calcare le scene i Morta Skuld con il loro nuovo lavoro, il sesto della carriera, dal titolo “Suffer for nothing”. Storici, anche se poco conosciuti, perché sorti nel 1990 ed hanno vissuto anche loro la nascita e l’evoluzione del death metal di tipica fattura americana.
Di fatto il loro stile è rimasto fedele al death metal di quel periodo, ma con un’evoluzione sonora non da poco. La band, a differenza di altre, ha puntato ad evolvere il suono pur rimanendo avvinghiata agli stilemi tecnici del death metal, ora diremmo old school.
La produzione è curata a dimostrazione che puoi fare “materiale” vecchio stile evolvendo e soprattutto portando avanti l’attitudine pur rimanendo fedeli alla vecchia scuola. Voce gutturale e quasi cavernicola, ma “intelleggibile” cioè è apprezzabile il cosa viene cantato. Una batteria aschiacciasassi che non da un minimo di di respiro e di fiato all’ascoltatore; un basso che si percepisce non poco, cosa tutt’altro che scontata in ambito estremo, e riesce a fare da collante con le chitarre che sono devastanti e affilatissime.
La post produzione è sia minimale che moderna ed arricchisce, si è un ossimoro lo so, le idee della band.
Le capacità della band sono indiscutibili e allo stesso tempo ci si potrebbe chiedere come mai pur avendo una capacità così alta e spettacolare non sia nella “top ten”delle band death metal dai fans del genere.
Le tracce sono un viatico verso la disperazione e la rabbia e la band riesce in maniera spettacolare a portare l’ascoltatore in questo acheronte dsonoro.
Unico problema in tutto questo sfavillare di lava, brutalità e rabbia è il fatto che non ci sono molti spazi per poter fare evulozioni compositive. La band riesce in modo ottimale a fare l’evoluzione in fase di registrazione e post produzione, come accennato poco sopra, ma a livello di songwritting siamo alla seconda metà del 1990.
Tracce come “Godkiller shell”, “Abyss of the mind”, la title track “Suffer for nothing”, “Divide the soulless” e la opener “Extreme tolerance” sono la dimostrazione di ciò che avete letto fino a poco fa.
Forse i Morta Skuld avrebbero potuto cambiare via, ma perdendo di fatto quello che era il loro “retaggio ancestrale”, dall’altro lato restare fedeli alla loro “linea” di trentanni fa cambiando modo di registrare ha dato almeno una certa freschezza alla loro produzione. A conti fatti se volete del materiale vecchio stile con un suono odierno vi consiglio questo “Suffer for nothign” ma se volete delle cose nuovissime con strutture inconsuete direi che non è cosa per voi.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















