Rospi, lucertole, aratri e pagliai. Dalla campagna di Bologna arrivano in città i Vade Aratro! Che con il loro terzo album (doppio e solo in vinile) ci propongono qualcosa di alquanto interessante ed originale. Metal Agreste! Rural Metal! Avete capito bene. Eh sì, anche nelle campagne rombano i trattori con motore Lamborghini… Ma a parte la goliardia, mancava solo questo a tutti i vari sottogeneri tematici del Metal. Quello a tematica campagnola. E i nostri riescono anche a rendere intrigante la loro proposta, narrando nelle loro liriche (tutte in italiano) leggende popolari, tradizioni, momenti di spiritualità (d’origine pagana o cristiana che sia) ed anche superstizioni che derivano dall’ancestrale vita campestre, dei villaggi e della campagne contadine. Musicalmente, data la complessità delle composizioni, l’impronta data al lavoro sfiora il Prog, puntando spesso e volentieri al folkeggiante. Forse come metro di giudizio potremmo citare i Folkstone, ma a larghe linee. In “Agreste Celeste” si da una certa preminenza alla metrica ed all’incedere drammatico dei testi, decantati dalla voce, spesso istrionica e volutamente sguaiata, di Marcello. Del resto, nella struttura sonora delle composizioni è indubbiamente presente l’elemento Metallico, caratterizzato da chitarre roventi e da ritmiche forsennate che sfociano spesso e volentieri quasi nel Thrash. Si rimane incantati tanto dalle “contadinesche” e veraci odi “Al Sole” ed “Alla Luna”, quanto alle storie di sinistre figure di paese come “La Punturaia”, a leggende popolari come quella di “Sant’Antonio Del Porcello” come all’interessante descrizione della nascita di una festa popolare come “La Festa Del Grano”. Per l’intera durata del lavoro ci sono anche delle piccole puntate al cantautorato puro, come “Chicco Di Grano” e “Il Pesce Magico”, dove con la voce accompagnata esclusivamente da pianoforte o strumenti acustici, vengono descritti con una certa poesia sogni d’infanzia o elementi popolareschi in un’atmosfera più intimista. Un’operazione, insomma, quella dei Vade Aratro, d’un interesse che sfiora l’antropologico. Forse l’accostamento di certe tematiche con l’elemento Metal potrebbe far storcere il naso a parecchie persone. Ma l’opera dei Vade Aratro va apprezzata particolarmente per la sua originalità, oltre che per il modo in cui i nostri hanno creato e raccontato tutto un mondo sonoro, che ha radici ancestrali e campagnole. Come detto, almeno per quanto riguarda il supporto fisico, l’album è stampato sul caro e buon vecchio vinile, e se siete appassionati di atmosfere sincere, ancestrali e folkeggianti… ma anche di musica Metal, unite le due cose e otterrete qualcosa che fa per voi: l’album dei Vade Aratro. Non esitate a supportarli. Se lo meritano senza riserbo alcuno.
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















