I Vortex of End, band francese con più di dieci anni di carriera, si rifanno vivi con questo lavoro dal titolo “Abhorrent fervor” uscito per Osmose production in cd, vinile nero, vinile colorato ed in cassetta lo scorso settembre. Certamente tre album in dieci anni è un po’ pochino, ma come si suol dire dalle mie parti:”in mancanza dell’asino trotta anche il cavallo” ovvero:”tocca fare di bisogno virtù”.
La loro proposta è un death-black vecchio stile, ma con un piglio comunque interessante e funzionale al genere per andare oltre il già sentito e “visto”. Come spesso accade poche informazioni sulla band e sulle uscite precedenti, ma “mamma internet” aiuta; capisco il voler esser “necro-minimali-oldschool” ma qualche info in più non avrebbe guastato, ma tant’é, la band continua con il suo approccio vecchio stampo.
Ma entriamo nel merito della proposta sonora: strutture tipiche della fine degli anni 80 e primi anni novanta per quello che riguarda la composizione di materiale black e death; quindi sfuriate di chitarra che vengono supportate da bordate di batteria con doppia cassa e passaggi tra piatti e tom conformi agli stilemi previsti.
Ovviamente non manca la voce lancinante che urla con una rabbia ancestrale e che passa da un mezzo scream ad un roco quasi growl in alcuni punti.
Inoltre, nota interessante, vi sono delle aggiunte tra synth,sembrerebbe, e cori che in più punti aumentano il pathos della proposta sonora. Un modo interessante per, parzialmente, svecchiare i componimenti senza far perdere “l’appeal” del death-black vecchio stile.
Chitarre in primissimo piano, voci antrettanto presenti e con i classici riverberi ed echi, ma non eccessivi come in altre realtà della scena, che permettono di apprezzarne la rabbia. Basso non pervenuto, come spesso accade nel metal estremo purtroppo; la batteria un pochino secca ma in linea con il materiale vecchio stile; forse avrei preferito un paio di punti in più di volume.
Da considerare che siamo di fronte si a sei brani ma sono tutti da oltre cinque minuti, medi, quindi abbiamo di che valutare.
Certo sarebbe il caso di far uscire qualche album in più che uno ogni 3,33 anni è poco ripeto.
Direi che “Stygian hexahedron”, la opener “Perdition Whorl” e se vogliamo anche “Golden fragment” sono i brani che mi hanno colpito positivamente. Come sempre fate vostro l’album (in questo caso anche a livello fisico, dato che non ci è dato sapere se c’è anche in versione digitale) per poter scegliere la vostra tracklist preferita di questo album.
“Abhorrent fervor” è, in fine, un album per chi ama la musica estrema vecchio stile; con rimandi sonori e di scelte di registrazione d’annata con tanto di stampa fisica in formati non sempre ottimali per l’ascoltatore medio odierno, ma che fa molto “elitario” (vedi alla voce moda nell’ambiente estremo del ritorno alle musicassette). Certamente non è un lavoro per tutti e di sicuro lo può essere solo per, come già indicato, gli amanti del materiale vecchio stile ed estremo. Per gli altri, purtroppo, è un già sentito che potrebbe non essere apprezzato molto.
Voto: 6,5/10
Alessandro Schümperlin















