Questo 2025 sembra essere un anno ricco di nuove uscite di livello più che discreto. In questa parentesi si colloca il nuovo album dei tedeschi Visionatica, che, dopo i precedenti Force Of Luna ed Enigma Fire, dimostrano di voler continuare sul sentiero intrapreso quasi dieci anni fa. I Visionatica hanno riscosso un ragguardevole successo nella loro madrepatria, mentre in Italia il loro nome non è ancora altisonante, complice una certa saturazione del mercato per il genere musicale proposto (power metal sinfonico) e un pubblico ancora troppo legato ai “classici” e poco propenso a sperimentare e dare fiducia alle nuove formazioni. Questo 2025 porta i Visionatica a firmare con una nuova etichetta in vista del rilascio del nuovo Harrowing Insight e, in occasione della stesura di questa recensione, la mia prima su questa webzine, ho voluto riascoltarmi anche i precedenti album per valutarne accuratamente impegno, costanza e voglia di rinnovamento.
In precedenza, i brani seguivano l’impronta dei primissimi lavori dei compaesani Xandria e dei Within Temptation di 15 anni fa: le canzoni erano gradevoli, orecchiabili e credibili, sebbene – a mio avviso – non riuscissero a emergere e a far riconoscere l’innato valore che i Visionatica possedevano, anche a causa delle linee vocali e del cantato, pieni di vocalizzi che coprivano un songwriting non sempre d’eccellenza. Il “problema” è stato invece ampiamente risolto con il nuovo album, in cui pare che i componenti della band si siano guardati negli occhi e abbiano diviso in parti uguali i loro compiti: la voce ha fatto un “passetto indietro” e ora risulta perfettamente amalgamata nelle canzoni, ora nessuno strumento è rimasto in secondo piano e ogni componente combatte ad armi pari. Il cantato stesso risulta ora meno pomposo e più accostabile ai moderni Delain e Xandria (da notare anche la presenza della talentuosa e carismatica Ambre Vouvahis come ospite nella canzone Fucking Seducer), con riferimenti alla musica mediorientale, come hanno fatto i Nightwish del periodo “Anette” o i Sirenia del periodo “Aylin”. Ma la voce di Amara risulta finalmente distinguibile, ricca di sfumature, con cori a completare un songwriting più ispirato.
Avendo ascoltato quest’album diverse volte, nessuna canzone risulta spiccare particolarmente sulle altre e questo, a mio avviso, è un aspetto assolutamente positivo, in quanto dimostra la compattezza e la coerenza della proposta musicale, senza canzoni di solo riempimento. Si arriva a fine disco senza sentire il bisogno di saltare alcuna traccia, e con una certa voglia di riascoltarlo tutto già da subito per ricordare meglio un passaggio, un riff o un giro armonico su cui non si era stati abbastanza attenti.
A livello di contenuti, invece, la band mescola temi d’attualità, con particolare attenzione a tematiche riguardanti l’eterna lotta uomo-donna e la parità di genere, ma lo fa senza sfociare nei cliché e nelle frasi fatte. I Visionatica ne parlano invece tramite metafore e allegorie, o in contesti fantasy, dandone un’immagine epica e mai scontata.
L’album, ovviamente, non raggiunge la perfezione assoluta: complessivamente non offre nulla di spiccatamente “unico” che non sia stato già in qualche modo proposto in precedenza da altre band. Ciò nonostante, il disco di imminente uscita offre dieci canzoni credibili, magistralmente suonate e mixate senza copiare letteralmente nulla da nessuno, e risulta dunque un acquisto fortemente consigliato a tutti gli amanti delle band di riferimento sopracitate, ma anche a coloro che muovono i primi passi nel genere e sentono il bisogno di un disco potente e al tempo stesso orecchiabile, senza inutili forzature pompose e contenente tematiche profonde e testi mai banali. I miei migliori auspici verso i Visionatica, dunque, che hanno imboccato un sentiero in grado di valorizzarli come meritano. Che questo terzo album sia testimone di un grande successo per loro.
Voto: 7.5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















