Album numero otto per Unherz, ma chi sono? Mi direste voi. Band teutonica che ha debuttato nel 2010 e, andando a cercare alcuni dei loro lavori precedenti, sembra più o meno la stessa cosa con questo album. OVVERO: la band non ha cambiato una virgola del loro suono, del loro metodo di lavoro e del fatto che stanno suonando come se fossero ancora nel 2010 al loro esordio.
Mi direste:”Quindi buono, la loro energia non è scemata…” ERRORE FATALE! Sono entrati anche loro, come mille altre band, nel turbine del copia e incolla di loro stessi.
La band di fatto fa un mix tra punk rock tipicamente tedesco con metal anni 80 vecchia scuola e testi politici cantati prevalentemente in tedesco (vi sono qua e la alcune frasi in inglese, ma sono di contorno).
E se devo dirla tutta ho riscontrato parecchie copiature non solo da loro stessi.
Le canzoni, ben 15 per più di un’ora di musica, sono piuttosto accattivanti, facili da ascoltare e facili da apprezzare anche se non si conoscesse il tedesco. Di certo ai fan degli Unherz quest’album sarà famigliare, dato che suona allo stesso modo dei loro sette album precedenti, non si sente una sola sorpresa in questo album.
A livello squisitamente tecnico nulla da eccepire, lavoro molto sobrio e mostra una quantità mastodontica dell’energia della band. Il loro lavoro è davvero molto buono, tecnicamente parlando, con buoni arrangiamenti e quel tipo di cori estremamente ruffiani e sornioni.
A mio avviso hanno fatto un buon lavoro, perché l’aggressività del quartetto è tangibile, ma lascia stranito il fatto di lasciare un suono parecchio, forse troppo, simile a quello degli Iron Maiden per i soli di chitarra come sinceramente certi arrangiamenti, ribadisco buoni, in stile Böse Onkelz o stile die Toten Hosen lasciano con l’amaro in bocca. Troviamo delle comparsate all’interno dell’album ovvero artisti tedeschi quali:Richard Alexander Jung a.k.a. Dr. Ring Ding in “Marie”; Steffen Kiederer, Steffen Schröder, Nils Baloun, Jörn Rüter, Sebastian Stehle , Dirk Jeblickand Stefan Putnikon in “F.I.F.A.” (ed alcuni di questi si vedranno anche nel video).
La titletrack “Mainstream”, “Schreie in der Nacht”, “Leben am Limit”, “F.I.F.A.”, “König ohne Krone” e “Fluch der Zeit” sono i brani che meglio spiegano il mio pensiero, ed alcuni sono anche singoli che la band ha pensato di rendere anche in immagini con dei video.
I fan della band saranno probabilmente contenti del nuovo lavoro della band, quelli interessati a Unherz in modo general generico, o i curiosi, dovrebbero piuttosto dare un ascolto ad alcuni dei loro lavori precedenti prima di ascoltare questo; sembra qualcosa fabbricato più in serie, solo per soldi, e non per amore della musica. La maggior parte dei fan della musica metal e punk credo che se da un lato potrebbero esser contenti di ciò che hanno tra le mani nell’immediato, saranno probabilmente delusi sulla lunga distanza e credo che questo lavoro non verrà certamente riascoltato più di 2 o 3 volte.
Dispiace. Unico consiglio che posso dare è provare ad evolvere oppure ad uscire dal copy-paste mood.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















