Ho da poco conosciuto Arkeyn Steel Records come etichetta discografica, ma ne apprezzo enormemente la missione attuale: acquisire i diritti di vecchie glorie e progetti di nicchia dimenticati, riportandoli in vita con eccellenti rimasterizzazioni e rifiniture, per la gioia dei collezionisti e degli amanti dei generi di riferimento.
In questa recensione parlerò dei Twist Of Fate, formazione americana attiva nella seconda metà degli anni ’90, che ha pubblicato un solo album prima di sciogliersi. Il genere proposto è un heavy metal classico con influenze di progressive old school: si percepiscono chiaramente venature dei primissimi Fates Warning, ma l’orecchio suggerisce anche rimandi ai Savatage, agli Iron Maiden di Somewhere in Time o – in alcune parti più moderne del songwriting – ai più recenti Axxis.
Only When It Rains sarebbe dovuto essere l’album di debutto della band (invece del loro omonimo Twist Of Fate, uscito nel 1997), ma a causa di una serie di sfortunate vicissitudini tutto questo materiale era rimasto inedito, potendo finalmente vedere la luce solo ora.
Quello che sorprende e piace di più del lavoro di Arkeyn Steel è che hanno ridotto al minimo i rumori di fondo, ripulendo e livellando i volumi di ogni registrazione, lasciandone però intatto il gusto “d’epoca”. Per i fortunati che riusciranno ad accaparrarsi una delle sole 500 copie in produzione, avranno tra le mani un disco di fine anni ’90, pulito come uno dei 2010, ma che suona come un album degli anni ’80.
Già, ho appena enunciato quello che, a seconda dei gusti, può essere il maggior pregio o difetto dell’album: nonostante sia prodotto a metà anni ’90, in un periodo in cui nel panorama americano dominavano Dream Theater, Shadow Gallery e Fates Warning (con Symphony X che iniziava appena a farsi notare), i Twist Of Fate suonano invece come band di dieci anni prima, con suoni molto grezzi e canzoni che picchiano duro senza perdersi in virtuosismi. Assoli quadrati accompagnano una serie di mid-tempo prive di particolari accelerazioni.
Il risultato è un sound ancora non troppo maturo (si tratta comunque di registrazioni pre-debutto), e la voce non sempre all’altezza non aiuta nel risultato finale.
Quanto detto non toglie che si tratti comunque di un buon prodotto discografico, in grado di deliziare le orecchie di chi ha amato la scena heavy/progressive di fine anni ’80, ma sfortunatamente non quelle di molti altri.
Voto: 6,5/10
Francesco Sarcinella















