Tre anni circa son passati dalla pubblicazione dell’ottimo The Atlantean Afterlife, un lavoro che ha lasciato il segno tra le uscite di culto del panorama metal italiano e che al tempo stesso ha fatto da spartiacque nella discografia della band (…e del suo indiscutibile leader Antonio Polidori) essendo una spanna su a livello compositivo e sonoro, nonché a valle di un importante cammino spirituale. Tre anni “strani”, le ragioni le sappiamo, in cui l’animo degli artisti è stato profondamente toccato… E’ stato il tempo di chi, ora con dirette improvvisate, ora con esibizioni on line ben organizzate, aveva urgenza di un contatto con il proprio pubblico. Ma è anche stato il tempo di chi si è fermato a riflettere, di chi ne ha approfittato per studiare, per coltivare la propria interiorità, per affrontare i propri demoni… Impegni promozionali a parte (per The Atlantean…), Antonio Polidori ha incrociato la propria sensibilità con una serie di accadimenti personali che, oltre a guai come la pandemia e la guerra, lo hanno portato a compiere, sempre supportato dai suoi studi esoterici, un viaggio interiore tra le proprie angosce che ha poi deciso di sublimare in musica nei suoi Tears Alchemy Records. Sono questi i presupposti che hanno portato alla realizzazione di Pains, a nome Tony Tears ma in realtà sforzo esclusivo del loro leader, ove la componente metal è sempre presente ma mitigata rispetto ai lavori collettivi in favore di composizioni ambient pregne di sonorità oscure, proprio ad esaltare questa fase d’introspezione. La cosa che colpisce di più è la perfetta trasposizione in onde sonore dell’alternanza di stati mentali e degli sbalzi d’umore che colpiscono un individuo durante fasi depressive, crisi esistenziali o situazioni di disagio più in generale, ma anche della conseguente presa di coscienza, acquisizione di forza ed apertura alla speranza propria delle anime più forti e di spessore. Emblematici titoli come La Chiave Dell’Angoscia, I Tormenti Di Giordano Bruno, Gli Invisibili tra gli altri, o la stessa title track, alternano lunghe partiture di tastiere ad aggressive cavalcate ritmiche della sei corde, arpeggi e declamazioni testuali a sfuriate soliste, per un insieme che, in diversi momenti dell’ascolto, non può non farci pensare alla storia del rock italiano più oscuro, come il prog di Antonius Rex/Jacula e Goblin o i padrini del doom metal come Paul Chain e The Black… Naturalmente le influenze citate tali sono e non potrebbe essere altrimenti, in quanto i Tony Tears non sono ne emuli, ne replicanti, ma sono una band che ha trovato un modo del tutto originale di fare musica metal grazie anche ad un leader si appassionato e rispettoso dei suoi maestri ma che, appresane la lezione, ha impresso la sua individualità ed il suo marchio alle sue composizioni. E questi sono risultati che si raggiungono solo con tanto studio e profonda dedizione. A parere del sottoscritto, in questo momento Tony Tears è uno dei pochi nomi davvero credibili e con una tradizione alle spalle, sia per il discorso musicale, sia per i risvolti esoterici del progetto. Nulla è lasciato al caso: davvero splendido l’artwork, fortemente simbolico, nonché le foto che accompagnano il booklet del cd, chiaro omaggio al maestro Bartoccetti e ai suoi Jacula. In una prossima intervista cercheremo di scoprirne le particolarità nonché di alzare il velo sul nuovo ed importante lavoro della band.
Voto: 9/10
Salvatore Mazzarella















