“Per quanto ci allontaniamo viaggiando, i ricordi ci seguiranno nel nostro bagaglio” August Strindberg
Alla fine dello scorso anno nel settembre 2020 i The Pineapple Thief escono sul mercato discografico con un album tra i migliori in assoluto della loro produzione ormai ventennale.
L’album intitolato Versions of the Truth, raggiunge velocemente traguardi importanti e sottolinea ancora una volta la forza di una band straordinaria che: album dopo album, live dopo live (ricordiamo i molteplici sold-out in mezza Europa), ha saputo confermarsi al top della produzione post-prog mondiale.
In un mondo diverso, in un tempo diverso la band sarebbe partita lungo il 2021 per un tour ricco di date e performance incendiarie che grazie alla presenza dietro le pelli di una leggenda della batteria contemporanea (Gavin Harrison) avrebbero sicuramente segnato nuovi “tutto-esaurito” e una gioia immensa per chi, come me, si nutre di Prog ad ampio respiro e per tutti coloro che apprezzano la musica la M maiuscola…che, travalicando i generi e le posizioni, si distingue in buona e cattiva musica. E la musica dei The Pineapple Thief è musica di grandissimo livello, ricca di pathos, cuore, tecnica sopraffina mai fine a se stessa (anche se la band potrebbe in qualsiasi momento spingere su un acceleratore immaginario e bruciare DiviniTà Alien(e) ormai estinte…).
Purtroppo però siamo in una dimensione dove una Pandemia sta braccando il nostro pianeta ormai da quasi due anni e la band si è trovata, come tante altre formazioni, bloccata nei loro studi e nelle loro sale prove. Gli strumenti in mano, i rack con le luci, gli ampli, i mixer e tutta l’attrezzatura caricata su camion immobili. (forse anche a causa dell’assenza di benzina in Inghilterra…grazie Brexit…).
La band così in questa situazione di stallo completo, ha deciso di rientrare in uno studio, chiamare un affermato regista, una troupe cinematografica e registrare un live antologico includendo nella loro performance anche quel Versions of the Truth che avrebbero dovuto essere vivo e vegeto sui palchi di tutto il mondo.
Su queste pagine spesso mi sono espresso “contro” ai live album per un dualismo che diverge negli intenti (la musica prodotta in studio e la musica dal vivo), ma in questa situazione di emergenza globale e soprattutto osservando i risultati come questo (straordinari) non posso che fare un’eccezione e assicurare un voto eccellente a Nothing But The Truth.
Essendo un live con una scaletta che pesca a piene mani della carriera della band non è necessaria un’analisi troppo scandagliata sulla tecnicità del prodotto. Le canzoni sono una più bella dell’altra, solo per citarne alcune (ma sono tutte stupende): Build A World, Versions Of The Truth, Far Below, Driving Like Maniacs, Break It All, White Mist, Threatening War…sono solo alcuni titoli dove la maestria sul genere è assoluta. L’approccio tecnico-strumentale è sublime, l’interpretazione del master mind Bruce Soord è eccelsa. Scrive e esegue le sue musiche da artista totale e pienamente inserito nella visione della musica a 360°. Se il Prog fosse (ed è un sogno che faccio spesso) una disciplina universitaria in qualche prestigioso e lungimirante ateneo, questo Nothing But The Truth sarebbe uno dei testi di riferimento più importanti con ad esempio i dischi dei King Crimson o dei Porcupine Tree (guarda caso due band dove Harrison ha suonato).
Dischi come questo sono fondamentali per il genere in primis e per la musica in generale in secundis (dato l’alto contenuto di pattume sia nei canali radiofonici dedicati che sulle patetiche proposte televisive che di TALENTuoso non hanno nulla, se non un mirato e spiccato senso per il puro lucro).
Kscope come sempre seleziona con molta attenzione i progetti del suo rooster, ecco perché è una label che forse non avrà la forza mediatica di altre più blasonate, ma serberà sempre un livello qualitativo altissimo. Con Kscope non si avrà mai la sensazione di quel: “ma l’avranno fatto per soldi o per la musica?” – come purtroppo a volte anche in terra italica accade.
Chiudiamo questo breve articolo con l’appunto che il disco uscirà in diversi formati, tra i quali anche a quello quadruplo disco con i due dischi audio, un blu-ray della esibizione stellare e un dvd con extras.
In un mondo dove tutto ormai “sembra” gratis e chiunque si può arrogare il diritto di usufruire dell’arte liberamente senza pagarla, un box deluxe del genere è importante per dare al pubblico quel qualcosa in più che darebbe più il senso del fisico che per chi ama la musica è importante.
La band nel press office di presentazione del disco ci mette al corrente che nel 2022 si imbarcherà in un lungo tour che partirà da Dublino il 05 Ottobre di quest’anno e terminerà il 3 giungo a Vancouver, tappa in Italia a Roma il 25 Febbraio…che per assurdo è la data dove tutta questo oblio sanitario è cominciato due anni fa e noi amanti della grande musica saremo dal vivo là sotto al palco ad assaporare un grande spettacolo come solo i The Pineapple Thief possono dare.
“Cos’è la poesia?
Non è la realtà, ma più della realtà… Non è un sogno, ma sognare da svegli…” August Strindberg
Voto: 8/10
John Sanchez















