I The nova Hawks, band britannica, firmano per Frontiers il loro esordio e si propongono con una copertina che pare un vecchio vinile consunto. Il suono che esce da questo album è un misto di hard rock e blues vecchio stile, ma con un occhio alle risoluzioni tecnologiche e di gusto attuali.
Il combo è di fatto un duo formato da Rex Roulette alla chitarra ed alla voce principale Heather Leoni.
Gli altri strumenti sono suonati in modo impeccabile da ottimi session, di cui ammetto non ho traccia recuperabile nel web.
Più ascolto questo lavoro e più ho rimandi particolari. Da un lato sento Tom Waits, Nick cave, i Cinderella di “Long cold winter” ed Eric Clapton in primis, dall’altro lato sento rimandi a Janis Joplin, Alanis Morissette e non ultima a Beth Ditto. Vi sia chiaro da subito che la band non fa “copy-paste” delle band e degli artisti di cui sopra; Leoni ha una sua personale voce ed una sua personalissima vocalità, ma il modo in cui interpreta i brani mi
riporta alla mente le cantanti di cui ho fatto menzione.
Allo stesso tempo Roulette porta sul piatto le sue idee e le scelte sonore mi riportano a chi ho menzionato. Il tutto è racchiuso in una serie di composizioni che hanno un piglio interessante e un’ ascoltabilità molto alta. Tutti gli strumenti sono ben percepibili, un altissimo lavoro di registrazione e di scelte da mixer non trascurabili.
Il lavoro fatto in post produzione desumo sia stato enorme dato che: da un lato lasciare troppo all’emozione del momento, e ridurre le eventuali gestioni in miscelazione, porterebbe a dare poco risalto al complesso intreccio di suoni e di sfumature; dall’altro esagerare porterebbe a perdere appeal al lavoro rendendolo un lavoro da “clean room” tanto perfetto quanto inumano e gelido e l’hard rock ed il blues sono tutto fuorché gelido e inumano. Quindi troviamo un bellissimo equilibrio tra anima, cuore e cervello nella produzione. Abbiamo la rabbia, la polvere e allo stesso tempo abbiamo la chiarezza d’ascolto e la pulizia, solo dove serve, del suono.
“Greed of golry”, la opener “Voodoo”, “Locked inside”, “Pills” e “Technicolors” sono i brani che mi sono piaciuti di più, ma ammetto che anche i cinque non nominati hanno un loro appeal interessante. As usual, fate vostro l’album e scegliete le vostre preferite.
Un lavoro veramente molto interessante, pieno di spunti e di grandi idee. Come sempre il ripercorrere strade battute da altri, se si fa con il proprio passo si porta delle novità, non se ne esce. Assolutamente consigliato per chi apprezza la buona musica, tutta la buona musica, e non si ferma a sole poche situazioni e a certi ghetti auto imposti.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















