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SCREAMACHINE: “Il disco è nato esclusivamente dalla passione nella sua forma più pura”

SCREAMACHINE: “Il disco è nato esclusivamente dalla passione nella sua forma più pura”

"ScreaMachine non è una tribute band che vuole limitarsi ad una semplice riproposizione di un sound vintage"

Salve ragazzi, benvenuti su Giornale Metal!

Ciao Sonia, siamo molto eccitati per la pubblicazione del nostro disco di debutto, come puoi immaginare, anche perché lo tenevamo in tasca già da diversi mesi.
Ti ringrazio per lo spazio che hai deciso di dedicarci sulle pagine di Giornale Metal; per una band al debutto come ScreaMachine non è affatto scontato e testimonia una volontà di tenere viva la scena anche al di là dei nomi più in vista, che certamente attirano un numero maggiore di lettori.

La vostra musica l’avete diciamo ribattezzata “Loud Heavy Metal Music” che non lascia spazio a dubbio. Fate Heavy Metal. E nel 2021 uscire con un disco del genere, vi fa onore…

Ti ringrazio, ScreaMachine nasce proprio da un’urgenza espressiva che non avrebbe potuto prendere nessun’altra forma.
Sono anni ogni nuova band sulla scena cerca di presentarsi infilando più aggettivi possibili per descrivere il proprio sound, e questo lo rispetto perché è indice di una volontà di rinnovamento che fa sempre bene alla musica.
Dal canto nostro, però, sarebbe stato ipocrita tirare in ballo delle sfumature quando la natura di ScreaMachine è così definita e puntuale: alto volume, riff potenti e qualche bella birra ghiacciata ad accompagnare il tutto.
Loud Heavy Metal Music, come dicevamo.

Gli ScreaMachine sono una band nata nel 2017 ma formata da musicisti che suonano da anni e in realtà abbastanza importanti della nostra scena. Cito fra tutti Stormlord e Kaledon. Come è venuta l’idea di mettere su una nuova band dedita ai suoni classici?

L’idea di ScreaMachine nasce nel novembre del 2017 dalla mia dalla volontà di confrontarmi con le sonorità che porto nel cuore sin quando ero un teenager: quelle della musica heavy metal che così tanto mi ha dato sino ai giorni odierni.
Ho avuto la fortuna di concretizzare questa esperienza coinvolgendo Valerio, Alex, Paolo ed Alfondo, vecchi amici e musicisti da tempo attivi nella scena romana in band come Kaledon, Lunarsea, Airlines Of Terror, che da subito si sono dimostrati sulla mia stessa lunghezza d’onda ed hanno contribuito a trasformare ScreaMachine da progetto dai contorni fumosi a vera e propria band pronta a salire sul palco col volume impostato ad 11.
Nonostante la proposta musicale sia indubbiamente legata a sonorità classic metal che affondano le radici negli anni ‘80, ci tengo a ribadire che ScreaMachine non è una tribute band che vuole limitarsi ad una semplice riproposizione di un sound vintage. Al contrario, il progetto è orientato a filtrare queste influenze in una chiave moderna e, soprattutto, contraddistinta da una personalità definita.
Siamo intenzionati a sfruttare ogni vantaggio concesso dalla moderna tecnologia per dare vita ad un sound classico e fresco al tempo stesso, prendendo il meglio dei due mondi.
D’altronde di bei dischi registrati negli anni ’80 ce ne sono a bizzeffe, quindi ritengo che non abbia senso, per noi, scimmiottare quel tipo di produzione per perseguire un risultato artificialmente antico: se oggi è possibile far suonare le chitarre più grosse e rumorose che mai, perché non farlo?
Lo stesso vale per il songwriting: se le linee guida sono chiare e piuttosto tradizionali, non è detto che le influenze non possano oscillare da uno stile all’altro, attingendo costantemente dall’esperienza musicale che ci portiamo dietro, che nel caso nostro, solo per citare la sfera del rock, va dall’AOR al black metal.

Com’è nato il vostro omonimo disco di debutto? C’è stato qualcosa in particolare che vi ha portati poi a lavorare sui pezzi?

Conscio di ripetermi, devo confermarti che il disco è nato esclusivamente dalla passione nella sua forma più pura: cinque musicisti provenienti da esperienze diverse, chi abituato a sonorità più estreme, chi ad episodi più melodici, che hanno trovato un punto di incontro comune tornando alle origini della musica da cui tutto è nato.
Ad essere sincero all’inizio non avevamo in mente grandi exploit discografici, anche perché dubitavamo che ci fosse una label desiderosa di puntare su un sound che non rappresenta esattamente le ultime tendenze.
Questa rassegnazione mista a menefreghismo ci ha aiutati a focalizzarci esclusivamente sulla musica, spingendoci a produrre il disco che avremmo voluto ascoltare senza porci ulteriori problemi.
Questa attitudine spontanea ci ha portato fortuna, dato che alla fine l’album ha suscitato l’interesse di un’etichetta eccellente come la Frontiers Music, la quale ha dimostrato subito di credere in ScreaMachine ripagando tutti i nostri sforzi.

Nel disco ci sono dei brani veloci e altri più oscuri e melodici come ad esempio “Darksteel” (cui ho trovato alcune analogie con “A Touch Of Evil” dei Priest) e “Wisdom Of The Ages” che io reputo personalmente uno dei migliori brani presenti. Avete cercato di fare Heavy Metal mantenendo un approccio più ragionato in alcune parti, un po’ come facevano band storiche negli anni ’80 dove inserivano in tracklist anche ballad e pezzi più elaborati.
E’ giusto quello che sto dicendo?

Sin dall’inizio avevo deciso di porre solo delle blande linee guida per individuare il sound della band, senza limitare troppo la tipologia del contributo musicale dei miei compagni di avventura.
D’altro canto, considerata la solidità del genere proposto, ero anche intenzionato a rendere la tracklist del disco piuttosto eterogenea, sviscerando i vari aspetti del hard ‘n heavy ed evitando di focalizzarci esclusivamente su determinate soluzioni che, alla lunga, avrebbero potuto annoiare.
Ti ringrazio in ogni caso per il paragone con le band storiche degli ’80 ed in particolare con i Priest di “A Touch of Evil”, brano che personalmente adoro.
In verità, quando ho scritto “Darksteel” avevo in mente un (utopico) mix del Ronnie James Dio più cadenzato ed epico unito con il riffing marziale e quadrato degli Accept, nonché certe atmosfere sulfuree dei dischi storici dei Candelmass, ma anche la similitudine che hai individuato mi lusinga.
“Wisdom Of The Ages”, invece, è un pezzo di Alex ed allo stato è fra i miei preferiti del disco, anche a causa dell’atmosfera più oscura, elegante e cadenzata rispetto agli episodi “in your face” del resto dell’album.
Certo è evidente che, a prescindere dalla composizione e dagli arrangiamenti, il lavoro svolto dai due ospiti presenti nella tracce di “Wisdom…”, Steve di Giorgio al basso ed Herbie Langhans alla voce, abbia contribuito moltissimo alla resa del brano.

Avete chiamato ospiti di tutto rispetto che hanno arricchito ulteriormente un disco già ottimo di suo. Di questi ci sono anche amici e musicisti della nostra scena e autentiche leggende come Steve DiGiorgio. Ce ne potete parlare?

Quando il materiale di ScreaMachine ha iniziato a prendere una forma soddisfacente e mi sono reso conto che i compagni di avventura erano quelli giusti, mi è venuta voglia di compiere un’ulteriore passo e “battezzare” il disco con il contributo di quelli che reputo essere fra i migliori chitarristi nella scena metal italiana, in modo da renderlo ancora più magico e caricarlo di ulteriore valore affettivo.
Massimiliano Pagliuso dei Novembre e degli Oceana (band che da poco mi vede al basso, in parte grazie anche a questa collaborazione), Simone Mularoni dei DGM, Andrea Angelini, mio compagno di band negli Stormlord e Francesco Mattei dei Noveria sono amici che conosciamo da anni, che stimiamo immensamente e che ci hanno donato delle performance uniche dando fiducia a ScreaMachine ancor prima che ci fosse la sicurezza di un’effettiva pubblicazione del disco.
Sono quindi felicissimo di aver ripagato il loro affidamento facendo uscire l’album per un’etichetta prestigiosa come la Frontiers.
Per quanto riguarda i due “pezzi da novanta internazionali” di cui ti accennavo prima, il leggendario bassista fretless Steve Di Giorgio, noto per la sua militanza in Death, Testament, Iced Earth, Sadus e decine di altre band che hanno fatto la storia di questo genere musicale, ed il carismatico cantante Herbie Langhans, voce dei Firewind, Sonic Haven e noto anche come guest della all star band tedesca Avantasia, devo ringraziare la nostra label Frontiers Music che, dopo aver pazientemente ascoltato la personale “lista dei sogni” di ScreaMachine, si è offerta di metterci in contatto con Steve ed Herbie, premettendo, ovviamente, che la parola finale sarebbe spettata solo la loro e sarebbe giunta all’esito dell’apprezzamento del brano proposto.
Steve è da sempre un mio riferimento per quanto riguarda il basso elettrico nel metal, in quanto amo il suo tocco deciso ma raffinato su uno strumento così particolare come il fretless.
Nonostante lui sia un musicista dall’eccezionale bagaglio tecnico, ho preferito chiedergli di arrangiare con la sua consueta eleganza la parte iniziale di “Wisdom of the Ages”, che è il pezzo più atmosferico e particolare del disco, e Steve è rimasto piacevolmente sorpreso da questa scelta anche perché, nella maggior parte delle collaborazioni, gli viene richiesto di sparare migliaia di note alla velocità della luce.
Per quanto riguarda Herbie, ero alla ricerca di una voce dalle caratteristiche maschie e rudi, lontana dalle ugole cristalline tipiche di un certo heavy metal, per poter duettare con Valerio sempre in “Wisdom of the Ages”.
Ovviamente ci aspettavamo un’ottima performance da un professionista di tal caratura, ma il risultato finale ci ha letteralmente tolto il respiro, e spero possa fare lo stesso effetto anche ai lettori.

Qual è il vostro approccio alla composizione dei pezzi? Ho letto che per la stesura dei brani presenti nel disco, avete contribuito un po’ tutti…

Ti confermo che si è trattato di un lavoro corale, dato che io ed Alex abbiamo composto quattro brani a testa, mentre Paolo e Valerio ne hanno scritto uno a testa. Alfonso, il batterista, non ha scritto pezzi ma, in compenso, ha suonato l’assolo di chitarra su “Wisdom of The Ages”, quindi possiamo dire che anche lui ha fatto gli straordinari…
Per quanto riguarda il songwriting di ScreaMachine posso parlare solo del mio punto di vista, anche se penso che Alex o Paolo non la pensino molto diversamente: i miei brani nascono di solito da un singolo riff, dalla voglia di concretizzare una determinata atmosfera che mi frulla in mente in quel momento, da una bozza di refrain che canticchio (ossessivamente) fra me e me o, semplicemente, da una “strimpellata” casuale al momento giusto.
Successivamente, una volta terminato lo scheletro del brano, lo sottopongo ai ragazzi della band che forniscono il loro contributo in fase di arrangiamento.
In particolare, Valerio (Caricchio, cantante) tira fuori qualche idea per le melodie vocali che spesso e volentieri definisce la canzone in maniera fondamentale.
Fortunatamente abbiamo un buon rapporto con la tecnologia e, viste anche le nostre vite piuttosto impegnate, abbiamo iniziato a lavorare scambiandoci files su internet sin dagli inizi del gruppo, pur vivendo nella stessa città.
Questa abitudine ci ha permesso di continuare a collaborare proficuamente anche durante il lockdown ed il successivo periodo.
Ti dirò di più, nel 2020 non solo siamo riusciti a chiudere il mixaggio del debutto, di cui si è occupato il nostro chitarrista Paolo Campitelli confrontandosi con noi in via telematica, ma abbiamo anche approfittato per gettare delle ampie basi per il futuro materiale.

Quanto ha influito la pandemia sulla lavorazione del disco? Sappiamo che ora con le chiusure, è molto limitante registrare un disco…

Quando si è scatenata la pandemia eravamo già in fase di mixaggio del disco, quindi non c’è stata alcuna influenza dal punto di vista compositivo.
Al contrario, abbiamo sfruttato questo momento di pausa forzata per sondare il terreno con calma, dare gli ultimi ritocchi all’album senza troppa fretta e cercare una buona etichetta.
Per quanto riguarda la parte musicale, come ti dicevo, riusciamo a lavorare continuamente attraverso internet, registrando in proprio e poi collaborando in remoto, qualunque sia il colore della zona in quel momento.
Certo, la sala prove, anche con la mascherina come nelle ultime volte (andate a guardare la nostra cover di “Leather Rebel” dei Judas Priest su youtube per capire di cosa parlo), ci sta mancando molto, per non parlare del palco.

Ragazzi la nostra intervista termina qua. Potete lasciare un saluto ai nostri lettori!

Grazie ancora per averci ospitato.
Spero che i vostri lettori avranno voglia di alzare il volume ad 11 e fare un po’ di headbanging in nostra compagnia perché, oggi più che mai, c’è bisogno di chitarre rumorose che riempiano il silenzio di quest’ultimo periodo.

Sonia Giomarelli

Tags: ScreaMachine
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