In giro ora con diverse date in Italia e anche all’estero, i The Loyal Cheaters sono un gruppo italo-tedesco che propone un rock’n’roll con diverse sfaccettature, che dal vivo credo sia in grado di interessare una platea più vasta di quella prettamente metal.
Il disco di esordio “Long run, all dead” con una copertina piuttosto particolare, risente di molte influenze, visto anche il cantato della tedesca Lena Mc Frison, coadiuvata dalla chitarra di Max Colliva, Tommy Manni al basso e Richie Raggini alla batteria.
Se nella biografia si cita Joan Jett, il lato più pop del punk e hard del glam, per creare una specie di nuova corrente, quella dell’high energy rock’n’roll, personalmente ci sento anche un gruppo che mi è piaciuto molto nel corso della mia lunga esperienza musicale, ovvero i Jingo De Lunch. Sicuramente più influenzati dal punk, la formazione storica di Yvonne Ducksworth ha realizzato dischi importanti, come “Deja Voodoo” e altri e i The Loyal Cheaters in certi passaggi, appunto grazie alla somiglianza vocale, li ricordano molto. Una vicinanza che per esempio emerge, a mio parere, nel brano “Me, myself and i” non troppo pesante ma incalzante, prerogativa degli stessi Jingo de Lunch.
Altra sicura influenza sono i favolosi Cheap Trick, band americana che ha regalato delle perle di grande musica a tutti noi, specialmente a quelli più vecchiotti. Qui non ci vuole grande fantasia per stabilire una connessione, vista la bellissima cover di uno dei brani più intensi dei Cheap Trick “Surrender”. Qui gli italo-tedeschi ne fanno una versione superba, dimostrando di essere ottimi musicisti, elemento che in ogni caso emerge con grande evidenza ascoltando tutto il disco. I Cheap Trick sono certamente l’ispirazione preponderante in “No Saturday nites” sia per la costruzione delle parti vocali che per le partiture chitarristiche e tutto questo funziona molto.
C’è poco spazio per i vituosismi singoli, perché la band tende a procedere unita e a testa bassa, con un primo assolo di rilievo al quarto brano, “Big time outlaw”, in un contesto rock’n’roll piuttosto facile con un ritornello orecchiabile.
Il collegamento con Joan Jett emerge nel brano ( sessista?) “Lock up your daughters” che propone un basso molto in primo piano. Un brano interessante sotto il profilo della personalità è certamente “Money and shame” brano fra i più veloci del lotto, con assolo e cambi di ritmo molto significativi e dei cori rockabilly che bene si amalgano al contesto. “Drama Queen” e “Share my wine” concludono l’album in modo dignitoso, con la sensazione che la maturazione compositiva di The Loyal Cheaters potrà portare questo gruppo, in un futuro ravvicinato, a scalare le classifiche di gradimento di una zona a metà fra il rock pesante e la musica da intrattenimento anche dal vivo.
Voto: 6,5/10
Massimiliano Paluzzi















