Attenzione evitare di guidare ascoltando questo album. Si, perché i signori del Alcoholic Thrash Metal sono tornati con le loro cisterne ripiene di birra. “Pavlov’s Dawgs” è il 18 album dei simpaticissimi Tankard, nati a Francoforte agli albori degli anni 80. Se ci sono due cose che da allora non sono mai cambiate nella band di Andreas “Gerre” Geremia sono il loro tipico modo di suonare (veloce e potente) e il loro amore verso tematiche a sfondo alcolico. Quindi non aspettatevi divagazioni sul sound o qualsiasi evoluzione musicale, i Tankard sono nati per fare questo e da 40 anni lo fanno in maniera divina. Forse l’unico cambiamento è il passaggio alla nuova etichetta Reaper Entertainment perché la formazione rimane stabile da oltre 20 anni. Non ci rimane che farci servire l’ennesimo Tankard di teutonic thrash metal e cominciare a sbattere la testa.
Partenza a razzo con la Title Track, ritmo forsennato ma con un orecchio sempre ben teso verso la melodia. Subito si nota il grandioso apporto di Andreas Guntjar (alla chitarra) e Frank Thorwart (al basso) spina dorsale della band. Gerre, pur non essendo da annoverare tra le voci più in voga del genere, ha la grande capacità di adattarsi alla perfezione al mood delle canzoni. In più il drumming selvaggio di Olaf Zissel costituisce il motore instancabile del four pieces tedesco. La seguente “Ex-Fluencer” è uno di quei brani monolitici che avranno un impatto devastante in sede live. Ma è tempo della simpaticissima “Beerbarians” che ha tutte le carte in tegola per diventare l’ennesimo cavallo di battaglia insieme alle vecchie “Space Beer”, “Zombie Attack” o la più recente “A Girl Called Cerveza”. Altra mazzata nelle gengive con “Diary Of A Nihilist”. Cambi di tempo, velocità sostenuta e una linea melodica azzeccata ne fanno uno dei migliori pezzi dell’album. Non ci si calma un attimo. Con “Veins Of Terra”, le atmosfere si fanno più oscure e meno goliardiche mentre “Memento” (introdotta da un giro di basso distorto) segue il classico trend della band ma colpisce per l’assolo di Andreas. “Metal Cash Machine” non smette di colpire duro e si fa notare per il refrain molto heavy metal teutonico. Più riflessivo l’inizio di “Dark Self Intruder”, per poi evolversi in una song tendente più al metal tradizionale che al thrash, un po’ sulla scia Rage o Grave Digger per intenderci. “Lockdown Forever” è l’ennesimo treno in corsa con la batteria e il basso a dettare il ritmo. “On The Day I Die” chiude, con i suoi quasi 7 minuti, il cd. Canzone che svaria tra momenti più introspettivi e accelerazioni dirompenti, gran pezzo per chiudere.
Alla fine i Tankard, con questo “Pavlov’s Dawg”, mantengono viva la tradizione “spillando” un altro grande album che non sfigurerà affatto nella loro lunga discografia. Se amate la band comprerete il cd a scatola chiusa, Nel frattempo aspettiamo che Gerre e compagni tornino a suonare nel nostro paese per bere ettolitri di birra con loro. Prosit!
Voto: 8/10
Fabrizio Tasso















