Con Songs to Sun, gli STONED JESUS tentano un ritorno sulla scena con un album che ambisce a fondere stoner rock, doom atmosferico e psichedelia in una narrazione musicale esistenziale. Ma il risultato, purtroppo, si rivela sottotono: sei brani per oltre quaranta minuti che oscillano tra buone intuizioni e scelte stilistiche prevedibili, senza mai trovare un’identità forte né un filo conduttore emotivo o narrativo efficace.
L’album sembra voler proporre un viaggio introspettivo tra luce e solitudine, ma questa ambizione rimane perlopiù teorica: i testi risultano vaghi, quasi decorativi, e la musica – seppur formalmente in linea con il canone del genere – manca di profondità e di slancio creativo.
Brani come New Dawn e Quicksand, dalla durata estesa, affaticano con strutture ripetitive che non riescono a generare reale tensione o sviluppo. I momenti più brevi, come Low o Shadowland, cercano l’impatto immediato ma cadono in una scrittura già sentita, priva di reale originalità.
Lost in the Rain è forse l’unico pezzo in cui si intravede una certa emotività, con qualche suggestione atmosferica più centrata, ma non basta a risollevare l’impressione generale di un’opera poco ispirata.
La produzione è pulita, ma troppo statica: manca dinamismo, manca profondità, e l’effetto immersivo che l’album sembra voler ottenere si perde in un suono piatto, quasi trattenuto.
A livello estetico, la copertina è suggestiva e coerente con l’immaginario evocato, ma è una delle poche cose davvero memorabili di questo disco.
Sogns to Sun si lascia ascoltare, ma non colpisce. È un album che sembra più un passaggio obbligato che un’urgenza artistica, destinato forse ai fan più affezionati, ma che difficilmente conquisterà nuovi ascoltatori o lascerà un’impronta duratura.
Voto: 4.5/10
Daniele Blandino















