Il 2026 segna la pubblicazione anche del nuovo album (il secondo) per i Tedeschi Sons Of Eternity, formazione che ha fatto parlare di sè col debutto “End Of Silence” fra gli amanti dell’heavy metal puro, nudo e crudo. Ora, tre anni dopo, correggono il tiro e fanno un passo avanti con “Human Beast”, sotto Massacre Records.
Devo tuttavia puntualizzare, e mi scuso di questo, che in queste righe cercherò di essere il più oggettivo possibile, valutando il valore del disco dalla distanza, dato che l’heavy metal non è proprio la mia zona comfort: è forse il sottogenere di metal che ascolto di meno, dopo il thrash.
Detto questo, devo ammettere che (inconsapevolmente) i Sons Of Eternity ce l’hanno davvero messa tutta per farmi apprezzare il genere, e in parte ci sono anche riusciti: produzione di alto livello, e livellamento volumi magistrale. Ecco, qui mi si deve concedere una piccola digressione sul tema: nelle mie recensioni spesso non parlo di mixing in generale, ma cito questo “livellamento volumi”, un termine molto poco professionale; probabilmente per la mia appartenenza allo spettro dell’autismo, ho difficoltà a distinguere i vari strumenti e canali audio quando un’impianto audio non è all’altezza. Le mie cuffie Bluetooth funzionano sempre a dovere (appiattendo un po’ i suoni), ma è solo negli impianti veri e propri che si vede la qualità della produzione: capita spesso che album che magari si ascoltano con piacere in cuffia poi risultino un po’ raffazzonati, quando non cacofonici, se ascoltati in uno stereo di qualità (su questo esempio cito “Sorceress” degli Opeth). Il nuovo lavoro dei Sons Of Eternity, intitolato Human Beast, si dimostra perfettamente godibile indipendentemente dal sistema usato per l’ascolto. Cuffie, casse stereo, casse dell’automobile, speaker integrati in un televisore: l’album si sente benissimo e identico in tutti, e non posso che non esserne soddisfatto. Una produzione pulita, onesta verso tutti gli strumenti, e che consente l’ascolto e l’isolamento degli stessi.
Le canzoni sono massicce e picchiano duro: come da tradizione heavy metal variano dal lento tipico delle power ballad al più frequente mid-tempo fino all’up-tempo. In questo secondo album vi sono anche delle contaminazioni power e hard rock; nulla di particolarmente sconvolgente, ma quanto basta per offrire varietà e particolarità alle canzoni. Non ho individuato passaggi particolarmente memorabili, ma potrebbe dipendere dalla mia distanza dal genere.
Nel complesso, Human Beast non si erge certo a pietra miliare del metal ma dimostra le capacità esecutive della band (che ho adorato più di quelle compositive) e un ottimo livello di produzione. Chi ama il genere saprà certamente assaporare ogni nota del disco e godere di un buon retrogusto, la band funziona e sono certo che anche in sede live sanno il fatto loro.
Voto: 6/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















