Ed ecco il secondo album del progetto Sons Of Apollo, super-gruppo Prog Metal fodato dai due ex-Dream Theater di lusso Mike Portnoy (batteria) e Derek Sherinian (tastiere), assieme al grandissimo guitar-hero Bumblefoot, all’altrettanto grande bassista Billy Sheehan ed al cantante stakanovista e multi-progetto Jeff Scott Soto. E si tratta, ovviamente, di un ottimo album. Degno successore del precedente “Psychotic Symphony”. Tenuto conto soprattutto di chi sono questi cinque ragazzi (“lei non sa chi sono io!” diceva Castellani a Totò), non poteva uscir fuori un album da schifo. Ne andava della reputazione di cinque dei più rinomati, ultra-tecnici, virtuosi e internazionalmente noti musicisti della scena (Prog) Metal degli ultimi 30-40 anni. Eh sì… ma venendo alla sostanza, l’album in questione è veramente Heavy… ma con classe. Su ogni brano i nostri sviscerano le loro capacità tecniche, sviluppando trame super-complesse tra la Fusion ed il Prog Metal più frenetico e ultra-tecnico. Non disdegnando quell’eclettismo che ormai è di rigore (vedere la lunga intro dell’opener “Goodbye Divinity”) ed un songwriting comunque ad ottimi livelli, come si attesta nella discreta ballad “Desolate July”, molto… sentimentale. Il tutto arricchito da assoli di tecnica sopraffina, tanto da parte di Bumblefoot che di Sherinian… quanto di Sheehan, che fa assolutamente faville con i suoi superbi bass-solo sia in “Resurrection Day” che nella parte centrale “fusion-jam” di “New World Today”. Qua e là fanno capolino le ovvie influenze del vecchio Prog, come nella drammatica e bellissima “King Of Delusion” (e qui le parti di pianoforte classico di Derek Sherinian sono particolarmente riuscite), o come nella già citata, spettacolare suite finale di 15 minuti “New World Today”, che rappresenta l’apoteosi finale ad un album che, caratterizzato da tutte le più belle finezze tipiche del Prog Metal attuale, non farà fatica ad aprirsi una breccia nel cuore di tutti gli aficionados di Portnoy/Sherinian e della più famosa band di provenienza di 2/5 della line-up (un nome che inizia con Dream e finisce con Theater). La qualità musicale insita sull’ultimo album dei SOA non si discute: credo sia il massimo che ci si possa aspettare da Portnoy & Co. al giorno d’oggi. P.S.: sono incluse anche le versioni senza vocals e le vocals isolate di Jeff Scott Soto delle 8 canzoni dell’album. Una bella “sbrodolata” di roba. Ma… io direi che anche senza questi “extra” (manco fosse un DVD), l’album è bello così com’é.
Voto: 9/10
Alessio Secondini Morelli















