L’etichetta italiana Scarlet Records è da anni attiva e capace di scovare talenti musicali con qualcosa da dire. E’ il caso degli svedesi Sole Syndicate, al terzo long playing della loro ancora giovane carriera. Il contatto con l’Italia non si ferma alla casa discografica, visto che la parte tecnica e la produzione sono affidate a Simone Mularoni, che leviga un gran bel groove per una band che dimostra, sia a livello compositivo che esecutivo, di essere di buon livello.
Ancora prima di capire chi fosse a occuparsi della resa sonora, avevo apprezzato la qualità e l’equilibrio del lavoro di Mularoni. Lo dico non per patriottismo né per interesse, visto che non conosco Mularoni, anche se mi interesserebbe molto capire le radici del suo lavoro.
Detto questo, il genere proposto è un class-aor hard rock, diretta evoluzione di quanto seminato da Journey, raccolto da Hardline, Heat e simili, che i Sole Syndicate elaborano con discreta personalità.
I brani scorrono senza pause e ognuno di essi propone diversi spunti di interesse. “Forsaken” apre le danze con un hard dai toni pomposi, dove si inserisce un break pianistico di qualità, in mezzo a cori trascinanti e a un assolo brillante. La sezione ritmica di Henrik Zetterlund alla batteria e David Gustfasson al basso risplende in “Count to zero”, che si sviluppa su un tempo medio. Torna protagonista Jonas Månsson, chitarra e voce, con “Brave enough”, che coniuga un grande lavoro chitarristico a una buona costruzione vocale.
Quello che emerge è, comunque, un grande equilibrio di fondo e si affaccia un velo di malinconia con “Shadow of my love” che, evidentemente, descrive un amore non molto gratificante o concluso e dimostra la bravura della tastierista Katja Rasila, che lavora molto anche sui cori. “Miss Behave” cambia registro, proponendo un hard-rock energetico che si struttura in un riff tagliente, ripreso anche in materia più caustica in “Dust of angels”, brano che si avvicina a sonorità power, sia pure declinate in forma comunque melodica, con un suono molto particolare, doppiata da “Sunset Strip”, ancora power rock di gradevole ascolto.
Sole Syndicate, dopo “Garden of Eden” del 2017 e ”Last days of Eden” del 2020, ritentano l’assalto con questo “Into the Flames”. La classe c’è, se la band cresce a livello compositivo, ne sentiremo parlare ancora per molto.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















