Ascoltare un nuovo album dei Darkthrone è sempre un piacere. Per una ragione o per un’altra, ogni nuovo album finisce per piacerti. Non foss’altro che per quel suono della chitarra “celticfrostiano”, così compatto e meraviglioso che tradizionalmente esce dai solchi, e che rischiava di scomparire dalle scene non appena terminati gli ’80s, seppellito da chilometri cubi di saturazione, “grattugia” ed altre terribili amenità artificiose che produttori e fonici cercavano di inventarsi per creare la cosiddetta “estetica dell’antiestetica” allo scopo di render più “cattivi” i dischi di metal estremo (spesso affogando così la musica nel rumore). D’altra parte, è pur vero che, nonostante i ‘throne siano stati durante i ’90s i sempiterni iniziatori del Norsk Black Metal (stavo per dire Arisk ma non lo faccio altrimenti qualcuno si inkazza, ricordiamoci che stiamo in fase di great reset), nei decenni immediatamente successivi si sono concessi di navigare, sempre in seno al loro trademark sonoro, parecchi stilemi e sotto-stilemi del Metal (Heavy classico e Hardcore Punk addirittura) all’apparenza un po’ astrusi dal loro sound Black Metal, e quindi parecchie persone hanno iniziato a storcere il naso per soggettivissime questioni legate ad un certo discorso di presunta mancanza di coerenza sonora… ma resta il fatto che Nocturno Culto e Fenriz sono da considerarsi ormai dei “vecchi leoni” dalla mentalità schietta, come sempre meno ci capiterà di incontrare d’ora in avanti.
La materia sonora che da un paio di dischi in qua i nostri affrontano compositivamente si avvicina al buon vecchio Dark/Doom. Il precedente “Eternal Hails” era un vero e proprio campione di materia doomeggiante, e i nostri a distanza di appena un anno decidono di proseguire sulla stessa formula, sfornando un album come “Astral Fortress”, nel quale ancora una volta non disdegnano di rilasciar vere e proprie lezioni alle cosiddette “nuove leve” su come si forgia un bel pezzone di pura oscurità sonora, violento e da guerra, usando del bel metallo nero artigianalmente e finamente lavorato. Qua e là spuntano anche piacevoli sferzate verso l’Heavy classico più “cavalcatoso” ed epico. Riffs di prima scelta, energia a non finire calibrata da mid-tempo, rare accelerazioni e ritmi cadenzati, nonchè un tocco di “tenebra sonora” come ormai solamente i Darkthrone sanno fare, semplicemente usando il loro tipico trademark, abilmente e debitamente forgiato negli anni sotto l’egida dei migliori Bathory e Celtic Frost. Proprio la band di Tom Warrior sembra essere la fonte di ispirazione maggiormente affiorante nei solchi di “Astral Fortress”. Tutto ciò è unito ad una solida e sentita capacità esecutiva dei nostri due eroi. I quali mostrano la consueta perizia tecnica sempre bilanciata dall’altrettanto consueto “cuore pulsante”, sempre presente nell’affrontare un elemento sonoro che, se vogliamo, può esser considerato allo stesso tempo semplice, minimale, tanto quanto difficile da rendere senza il dovuto amore verso certi gloriosi stilemi, partoriti dal miglior underground metallico ottantiano.
Lode e gloria quindi ai nostri eroi, ancora una volta. E immergiamoci ancora di tutto cuore nel mosh durante l’ascolto di “Astral Fortress”, poichè sappiamo e sempre sapremo che ciò che i nostri ci propongono con ogni nuova “pietanza sonora” è sempre prelibato metallo nero come la pece, meravigliosamente coinvolgente anche a livello emozionale. Teniamoci dunque stretti i Darkthrone, perchè non troveremo mai nessun’altra band uguale a loro.
Voto: 7,5/10
Alessio Secondini Morelli















