Lo Zio Tom (Angelripper), non si smentisce mai! I Sodom sono e rimangono un caposaldo del Thrash tedesco della prima ondata. Ed eccoli presentare il loro tremendamente pesante, se non erro, sedicesimo album. Un album furente, brutale e veloce, degno dei tempi migliori. Con la line-up rinnovata dal redivivo, storico chitarrista Frank Blackfire (che ricordo aver fatto parte anche dei Kreator), dalla seconda ascia Yorck Segatz e dal bravo batterista Toni Merkel (che prende il posto dell’ahimè defunto Chris Witchunter), la macchina da guerra Sodom non fa prigionieri, e si rivela in tutta la sua velocità ed aggressività, pur saltuariamente mitigata da rallentamenti molto darkeggianti e minacciosi, come quello che fa da intro alla “biblica” (nel vero senso della parola) title-track, ispirata appunto al verso XIX della Genesi, dove appunto compare la città di Sodoma. In effetti, un po’ in tutto quest’album i nostri hanno deciso di sciorinare scenari apocalittici da fine del mondo… e non vi è dubbio alcuno che le sonorità dei Sodom siano perfette per rappresentare siffatto immaginario. Lo dico per far tacere una volta per tutte quelle voci insistenti che in questo periodo di cambiamenti vorrebbero “depurare” il Metallo da argomenti politicamente scorretti. Gente come i Sodom non possono trasformarsi in arruffianatori, ne andrebbe della loro credibilità. E in questo evitare che ciò avvenga, i nostri fanno un ottimo lavoro. Da apprezzare particolarmente inoltre il suono di chitarra meravigliosamente grezzo e verace, così come la voce di Zio Tom, cattiva ma anche relativamente versatile. Tutto ciò dimostra che gli eroi del Thrash tedesco sono ancora i più grandi. Lode alla coerenza musicale ed alla persistenza forsennata dei Sodom, allora. E buona agitazione a tutti gli ascoltatori.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















