Iper-attivita’ per i nostrani Skeletoon che riescono a pubblicare dischi con cadenza pressoche’ annuale , tanto e’ passato dall’ultimo (e splendido ) “Nemesis” che ecco in uscita ( 15/10/21 ) questo nuovo The 1.21 Gigawatts Club per la nostrana “Scarlet records”.
“The 1.21 Gigawatts Club” e’ un concept album basato sulla saga di “Ritorno al futuro” ma rivisitato in chiave personale, con spirito esilarante che da sempre li contraddistingue.
L’album presenta la solita ottima produzione ad opera di Simone Mularoni che l’ha registrato, mixato e masterizzato presso i suoi Domination Studio, mentre l’artwork e’ stata realizzato da Stan W. Decker. e rappresenta il “salto” nel tempo su cui si basa la saga; alla formazione tipo si aggiunge -in veste di ospite-alle tastiere Alessio Lucatti che suona ( per sua stessa ammissione ) su tutte le tracce presenti nel disco.
“Intro Unveiling Secrets” tastiere futuristiche ( e non potrebbe esser meno ) aprono questa intro dove nel finale irrompe la voce “soave” di Tomi.
A seguire troviamo due ottime power song: “Holding on” melodie tipicamente A.O.R. fanno da padrone nel corpo centrale del brano , poi la doppia cassa prende il sopravvento e ci presenta un ritornello iper-melodico e al tempo stesso molto “epico” in stile Edguy ( d’altronde ho sempre definito Tomi Fooler il Tobias Sammet italiano ).
“Outatime” power-song dove si spinge a “manetta”, traccia caratterizzata dalle melodie “zuccherose” -in Freedom call ‘s style-, e dalle alte vette raggiunte da Tomi, autore di una prestazione da brividi -mamma mia che voce !-
“The Pinheads” e’ un brano piu’ cadenzato, sempre su base A.O.R., una “happy nerd song” dalle venature pop, dove le tastiere pop-oriented riproducono quei suoni tipici degli anni 80′.
“2204” sintetizzatori aprono questa traccia, tra le piu’ ispirate del disco e dalle melodie davvero efficaci per un ritornello dalla grande presa e che si stampa in testa sin dal primo ascolto: si denota la passione di Tomi per le band del collega Tobias Sammet.
“Enchant Me” ballad romanticamente sdolcinata, dalle atmosfere “sognanti” che ci riporta alle ultime produzioni targate Avantasia; brano un po’ troppo scontato che si colloca qualitativamente un gradino sotto alle canzoni che la precedono.
“We Don’t Need Roads (The Great Scott Madness)” il livello qualitativo torna “alto” con questa power song dalle reminescenze “Stratovariusiane”: il refrain ricorda, per ritmo e melodia, quello di “Millennium” ( dall’album “Infinite” della band finlandese ). Si tratta di un brano dalla grande presa ( uno dei migliori del disco insieme a “2204” ); ottime le trame melodiche della chitarra e delle tastiere ( che propongono un sound alla “Goblin”) poste in apertura, che si ripetono prima del solo di chitarra ed in chiusura: altra ottima prestazione “monstre” di Tomi !
“Pleasure Paradise (Oh Là Là)”: uptempo caratterizzato dalle melodie molto catchy e spensierate, brano molto orecchiabile e adatto a far “festa” in sede live!
“The 4th Dimensional Legacy” altra epic-power song dalle melodie coinvolgenti e vorticose, anche qui ci ritroviamo un cantato da far rabbrividire i “maestri” del genere( TK ascoltala ! ) , con Tomi che eleva la sua voce verso vette altissime: sti cazzi !
“Eastwood Ravine“ e’ quella che puo’ considerarsi la suite conclusiva dell’opera, con i suoi 7:23’’ di minutaggio; il brano che cambia piu’ volte aspetto, il piu’ camaleontico e vario dell ‘intero disco. Anche qui troviamo delle melodie davvero ispirate, per nulla scontate e l’intermezzo piano-tastiere che precede una breve parte strumentale, risulta davvero notevole ! nel finale , l’acuto di Tomi ricorda il Kotipelto dei tempi d’oro.
Chiude l’album la cover “Johnny B. Goode” qui riproposta in una versione maggiormente “power”.
Alcune considerazioni che esulano dalla valutazione del disco :
1°-l’ascolto in streaming e’ penalizzante e molto ”limitante” per dover fare una recensione…ma la band non c’entra nulla visto che e’ una politica della label ( non l’unica a farlo ).
2°-peccato che la band abbia accantonato l’idea di proporre un brano cantato in italiano, come era successo nel precedente album con “ Il tramonto delle Ere “ che tra le altre cose e’ uno dei miei brani preferiti del disco e in assoluto di tutta la loro discografia; altra cosa dov’e’ finito Alessandro Conti ? ormai ci / mi avevano abituato “male” ( OT: “Alle” e’ uno dei mie cantanti preferiti…strepitosi i LT’s Rhapsody con lui al microfono – ).
Conclusioni finali: si tratta di un ottimo disco, anche se non riesce a raggiungere l’elevata qualita’ del suo predecessore; questo “The 1.21 Gigawatts Club” si colloca un gradino sotto ma rappresenta uno dei punti piu’ alti della loro -seppur breve- carriera.
Voto: 8/10
Stefano Gazzola
















