I Sintax, da non confondere con i Syntax che sono una band di musica elettronica inglese, sono band israeliana e dal 2015, data del loro debutto con “Sway for a better day”, ad oggi sono rimasti parecchio nell’ombra (per non dire inattivi) e si propongono a noi con il loro secondo album dal nome “Nano 3000”.
Come band si definiscono thrash/groove; ammetto di aver dato un ascolto veloce al loro debutto di sei anni fa per farmi un’idea e, rispetto a questo lavoro, il “groove metal” ha lasciato il passo ad un più strutturato thrash vecchio stile, con delle svisate quasi nel death.
I rimandi al thrash europeo sono parecchio palesi; mi vengono in mente subito il trittico: Sodom, Destruction e Kreator. Strutture rodate per quello che riguarda la composizione, quindi doppio pedale e via come un treno per la batteria, chitarre che fraseggiano alla velocità supersonica e che danno colpi di ascia ben piazzati in faccia all’ascoltatore. Variante curiosa la scelta di dare alle chitarre due anime nei brani ovvero i riff portanti spesso con effettistica più groove metal, ma poi si “torna” alle scelte del thrash vecchio stile e quindi piuttosto acute come suono complessivo. Un basso percepibile, che come spesso sottolineo non è così scontato si senta in certi ambiti del metal, ed una voce cavernosa e rabbiosa che non lascia spazio a dubbi sul mood della band.
Le scelte da mixer pur essendo all’insegna della “tradizione” e della “tranquillità di risultato” sono abbastanza azzeccate. Ci sono solo alcune parti meno azzeccate per le equalizzazioni della batteria: a tratti sono aperte e ottimali per l’impatto ritmico e sonoro, poco dopo hanno una “chiusura delle code che rendono sia i tamburi troppo “secchi” ed ammortizzati all’udito ed in alcuni casi i piatti si mischiano alle chitarre.
A conti fatti però i trentacinque minuti di “Nano 3000” si fanno ascoltare con gusto e la titletrack “Nano 3000” appunto, “Sight got past”, “Skeleton scale” e “Lunchtime funeral” danno il senso alle mie parole. Come sempre fate vostro l’album e decidete le vostre tracce preferite.
Concludendo, un secondo lavoro a sei anni di distanza non male ma poteva esser gestito in un modo leggermente differente per dare risalto alle capacità della band che si percepiscono, ma pare quasi che non abbiano voluto “osare”. Certamente una serie di scelte differenti sul, e dal, banco mixer avrebbero permesso una votazione differente; altrettanto ottimale sarebbe stato per la band esplorare formule proprie di composizione ed evitare alcuni cliché in cui sono incappati.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















