Ragazzi, qui… tanto di cappello. I mitici Saxon, numi tutelari della NWOBHM, sono arrivati, nel corso della loro longeva e relativamente inarrestata carriera discografica, al ventiduesimo album. E non è cosa da poco. Certo, sono lontani i giorni magici di “Wheels Of Steel” e “Denim And Leather”, e i nostri, fuori dall’altrettanto magico periodo della NWOBHM non hanno più ripetuto il livello costante di popolarità odierna di giganti loro coevi quali Judas Priest e Iron Maiden, ma tuttavia i nostri “sassoni” preferiti sono da sempre considerati dei “Gods Of Metal” da tutti gli appassionati di Vero Metallo, alla pari dei nomi blasonati di cui sopra. Gli albums che i nostri ci propinano da una ventina d’anni a questa parte sono sempre caratterizzati da produzioni discografiche moderne e ben rifinite, tra l’altro. Che riescono sempre a valorizzare il lato migliore del loro delizioso Hard & Heavy. Quindi, nonostante la loro immagine da “vecchi leoni” dell’Hard Rock, l’energia allo stato brado viene mostrata tutta ancora oggi. E questo “Thunderbolt” non fa certo eccezione. Anzi, essendo le produzioni moderne dei “sassoni” caratterizzate da atmosfere maggiormente epiche rispetto al passato, questo nuovo album pare riconfermare i fasti di dischi relativamente recenti come “Killing Ground”, “Lionheart” nonché il bellissimo “The Inner Sanctum”. Ottima resa sonora, potente quanto pulita, grande potenza d’impatto sonoro, ma grande musicalità ed esperienza musicale eccelsa, come si addice ad una band della loro caratura.
La voce di Biff Byford è sempre sugli scudi (nonostante ultimamente causa l’età sia stato costretto, come tutti i grandi cantanti storici del Metal, a correggere il proprio usuale registro vocale… ma neanche tanto), i due chitarristi Paul Quinn (l’altro capo storico da sempre in formazione) e Doug Scarratt si trovano a loro agio nelle partiture metalliche a volte quasi Power dell’attuale incarnazione dei Saxon, mentre il grande Nigel Glocker alla batteria, nonostante i problemi di salute avuti anni fa, mostra di essere più agguerrito e metronomico che mai. Tanto che si tratti di “pigne” a velocità supersonica come l’iniziale title-track, “The Secret Of Flight” e la bellissima “They Played Rock And Roll”, quanto brani più epici e semi-cadenzati quali “Nosferatu (The Vampire’s Waltz)”, “Predator” e la marziale “Sons Of Odin”. Arrivati quasi alla settantina, è importante per una band leggendaria come i Saxon non diventare la caricatura di se stessi. Beh a loro non credo potrà mai accadere. I Saxon per definizione sono inarrestabili, e se sono qui ancora tra noi è solo per fare ottima e potentissima musica. Se non fosse più presente la passione e la devozione per il Rock che da sempre contraddistingue Biff & soci, beh probabilmente i nostri smetterebbero e si metterebbero a fare altro. All’apparenza questo “Thunderbolt” potrebbe essere considerato un album pieno dei più classici stilemi/stereotipi dell’Hard & Heavy, ma loro sono i Saxon. L’esperienza fa la differenza (accidenti pare quasi uno slogan pubblicitario!!!). Il cuore, altrettanto. Ed oggi, nel 2018, dopo l’improvvisa scomparsa dei Motörhead e con il tour di addio dei Judas Priest alle porte, mentre quello dei Black Sabbath si è concluso l’anno scorso, forse l’ultima roccaforte della Storia del Metallo Pesante Britannico è ancora oggi in piedi nella persona di capitan Biff e dei suoi fidati compagni di lotta. E si difende bene. In alto i cuori allora, perchè stanno tornando ancora una volta i Saxon in assetto da guerra!
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli
















