Giubilate! Ecco a voi il nuovo, quindicesimo album dei Royal Hunt! E neppure stavolta i super-sinfonici danesi sbagliano il colpo. Anzi! Presentandoci una sontuosa Rock-Opera, concettualmente incentrata su una storia, appunto, distopica. In tempi come questi, effettivamente una cosa del genere casca come il cacio sui maccheroni. Scostiamo quindi un attimo dal nostro stereo tutti i dischettini di Power Sinfonico di fattura settoriale, facendo spazio a “Dystopia” perché, con buona pace della media delle bands odierne, i Royal Hunt rappresentano, ed hanno sempre rappresentato, un “Sacro” Unicum! Ed effettivamente, il grandissimo tastierista/songwriter André Andersen non sta mai con le mani in mano, quando si tratta di realizzare un album. Qui i momenti solistici simil-malmsteeniani sono solo un mero contorno. Neppure tanto presente (oserei dire, per fortuna). Invece, nell’economia della narrazione sonora presente sull’album, gli arrangiamenti sinfonici risultano ancor più finemente lavorati, arrangiati ed amalgamati con la parte elettrica della strumentazione, in modo tale da dare alle composizioni del disco, già da sole definibili di altissimo livello, un incedere drammatico meravigliosamente cinematografico (anche con l’aggiunta di vari effetti sonori tra un brano e l’altro). Le melodie, dentro e fuori i “classosissimi” refrain, sono ottime, e la band fa il suo lavoro in maniera perfetta. Per rendere più drammatica la storia, accanto al singer “ufficiale” D.C. Cooper (consueto fuoriclasse) e la corista Alexandra Andersen, abbiamo un manipolo di guest come Mats Levén, il primo cantante della band Henrik Brockmann, Kenny Lübcke e nientepopodimeno che il mitico Mark Boals. La sensazione generale è, fin da subito, di trovarci al cospetto di un album eccellente. E non poteva essere da meno trattandosi di Royal Hunt. Ancor più arricchito dalla cadenza “fantapolitica” (neanche tanto “fanta”, direi oramai) della storia in narrazione. Che Andersen e soci non siano rimasti insensibili alle trasformazioni sociali che il mondo sta attraversando, di sicuro traspare. E ciò fa di “Dystopia” un album ancora più bello, in tal contesto generale. Non mancate di comprarlo. Commettereste un peccato madornale per i vostri neuroni in atrofizzazione. E poi, diciamolo, contiene anche tanta grandissima musica! Allora, capito? Fate vostro questo capolavoro del 2020, ne vale la pena davvero! Passo e chiudo.
Voto: 10/10
Alessio Secondini Morelli
















