Roger Waters e’ un personaggio gigantesco nella storia del rock. Uno dei pochi rockers a cui chiederemmo lumi su dove va il mondo, sui problemi che lo attanagliano e persino sulle eventuali soluzioni. Lui e’ sempre stato una mente tormentata che attraverso dischi diventati ormai la colonna sonora di milioni di persone in tutto il mondo ci ha parlato dritto al cuore facendoci emozionare, commuovere, sognare e riflettere. Per la maggior parte del tempo i Pink Floyd sono stati il gruppo che ha consentito a Waters di esprimere il proprio immenso talento creativo. Senza nulla togliere a David Gilmour e a Nick Mason, ancora splendidamente attivi sulla scena. E senza nulla togliere alle stelle cadute nel tempo, Syd Barrett e Richard Wright. Us And Them e’ un doppio disco dal vivo che si staglia come un monumento a tutto l’universo artistico di Roger Waters. E’ la celebrazione di una carriera portentosa che ha pochi eguali nella storia della musica popolare. Del resto, gli stessi Pink Floyd hanno trasceso da tempo l’idea di rock diventando punto di riferimento anche per chi ascolta altri tipo di musica. La scaletta di oltre due ore comprende brani dai dischi piu’ famosi dei Pink Floyd degli anni Settanta e dall’ultimo lavoro solista Is This The Life That We Really Want? del 2017. Da Meddle del 1971 riascoltiamo con grande piacere lo strumentale One Of These Days , brano oscuro e martellante in cui il basso di Waters si sente molto. The Dark Side Of The Moon del 1973 e’ praticamente suonato per intero anche se in ordine sparso durante il concerto. Speak To Me, Breathe, Time, The Great Gig In The Sky, Money, Us And Them , Brain Damage ed Eclipse sono brani che sono nel DNA di tantissime persone. Il concept sulla follia e sull’instabilita’ mentale ha svelato il lato oscuro della luna, la parte buia del nostro cervello e del nostro animo. Ci si commuove sempre riascoltando questi brani, che, non dimentichiamolo, sono stati il principale veicolo per i Floyd per conseguire lo status che hanno raggiunto. E tutto questo e’ stato in gran parte opera di Roger Waters, che ha tutto il diritto di sentire il tutto come una sua creatura. Arrivano i brani di Wish You Were Here del 1975. La pazzia di The Dark Side Of The Moon partiva da Syd Barrett, e anche questo concept fa riferimento all’irrequieto primo leader della band. L’attenzione qui si sposta sulla perdita, sulla mancanza, e sul desiderio struggente di riavere vicino qualcuno. La title track Wish You Were Here, uno dei brani floydiani piu’ conosciuti e amati, qui viene modificata nel testo. E quel senso di struggente mancanza per qualcuno caro che non e’ piu’ con noi viene rivolto al padre di Roger Waters. Quel padre soldato morto durante la Seconda Guerra Mondiale che il neonato Roger non ha mai potuto conoscere e che ha ispirato un altro concept, The Final Cut. Welcome To The Machine non smette di essere un brano carico di angoscia incombente. Il concept Animals del 1977 e’ ben rappresentato da Dogs e Pigs, due lunghi brani intrisi di sinistra amarezza. La visione dell’Umanita’ a immagine e sommiglianza del regno animale, di orwelliana memoria, ha prodotto un affresco affascinante e inquietante. Manca all’appello Sheep, e di questo ce ne rammarichiamo. Animals e’ stato uno dei dischi dei Pink Floyd piu’ watersiani nel senso piu’ totalizzante del termine, e per questo risulta alquanto sottovalutato nell’economia della storia del gruppo. Ed e’ sempre stato escluso dalle scalette dei concerti dei Floyd di David Gilmour negli anni Ottanta e Novanta. Alla luce di cio’ riascoltare dal vivo questi brani ci risulta particolarmente gradito. E arrviamo a The Wall del 1979, l’album piu’ popolare del gruppo alla pari (o forse piu’) di The Dark Side. Qui tutto si incentra sul muro che si crea per autodifesa, quando ci si rende conto che la comunicazione fra esseri umani non porta a nulla di buono e se ne perde completamente la fiducia. Una visione molto cupa e pessimista della vita. Ed e’ anche una metafora sui muri che vengono eretti fra nazioni, popoli, culture e religioni. The Happiest Days Of Our Lives, Another Brick In The Wall Pt 1 e Pt2 e Comfortably Numb (presente purtroppo solo nel dvd)sono pure loro brani noti a tanta gente, anche al di fuori dei fans del gruppo. Si, perche’ l’impatto di popolarita’ di The Wall e’ stato davvero clamoroso, meritatamente direi. Avendo occupato con tutti questi pezzi dei Pink Floyd gia’ quasi due ore di concerto, a Waters resta lo spazio per proporre qualche brano del suo ultimo gia’ citato disco in studio. Deja’ Vu, The Last Refugee, e Picture That non sfigurano accanto ai classici degli anni Settanta, in quanto sono alquanto floydiani nel mood e nel sound. Alla fine del concerto Waters ringrazia il pubblico e ci ricorda brevemente i suoi valori fondanti. Ci ricorda l’impegno contro il razzismo, la divisione fra esseri umani in base a etnie e religioni e la distruzione dell’ambiente. Come dicevamo all’inizio, Roger Waterse’ un rocker a cui chiederemmo lumi su dove va il mondo. E la splendida musica contenuta in Us And Them, monumento a una carriera straordinaria, ci porta senza dubbio nella direzione giusta.
Voto: 10/10
Silvio Ricci















