Il nuovo album dei Rhapsody of Fire “Challenge The Wind” è il terzo lavoro in studio con Giacomo Voli alla voce, il quarto se teniamo conto del disco “Legendary Years” che rappresenta una sorta di “best of..” reinterpretato da Voli.
“Challenge The Wind” è caratterizzato da un’ energia travolgente e rispetto al passato risulta un disco molto più incentrato sulla chitarra elettrica (strepitoso Roby De Micheli in versione Y. Malmsteen !!), anche se qualche avvisaglia si era già vista nel precedente “Glory for Salvation”.
Il disco mette in mostra una band coesa e tecnicamente impeccabile, con una produzione di altissima qualità; l’assenza di ballads e la costante intensità dei brani rendono l’ascolto del disco un’esperienza adrenalinica dall’inizio alla fine.
Tra i pezzi di spicco (il migliore di tutti) troviamo “Whispers of Doom”, brano che colpisce immediatamente per i suoi passaggi neoclassici e un mood di chitarra davvero avvincente; la maestria di Roberto De Micheli alla chitarra emerge prepotentemente, dimostrandosi il vero mattatore del disco.
Altro brano degno di nota è “Krill’s Magic Stuff”, già noto ai fans da circa un anno visto che era stato utilizzato come “antipasto” di questo nuovo platter.
Tra i brani più articolati troviamo “Vanquished By Shadows” che si distingue per la sua lunghezza e complessità (16 minuti !!), traccia che richiede diversi ascolti per essere pienamente metabolizzata e apprezzata, ma che alla fine si rivela un asso nella manica grazie ad una struttura ricca e stratificata.
Il secondo miglior brano del disco porta il nome di “Black Wizard”, dove possiamo ritrovare interessanti passaggi cantati in italiano, che evocano nostalgicamente vecchi album come “Power of the Dragon Flame” ed in particolare il brano “Angeli di Pietra Mistica” (facente parte della lunga suite “Gargoyles, Angelss of Darkness”) e dell’ EP “Rain of the Thousand Flames” .
Questo omaggio al passato della band conferisce al pezzo un tocco di originalità e profondità (e ci riporta all’epoca d’oro in cui militava un certo Fabio Lione ) risultando a mio giudizio tra i migliori di tutta l’opera insieme a “Whispers of Doom”.
Tra i brani più scontati invece possiamo citare “Diamond Claws” che è stato scelto come nuovo singolo dell’album: molto diretto, dalla struttura semplice, ma che non riesce a convincere come gli altri presenti in scaletta.
La varietà è importante in un album per mantenere una certa originalità e freschezza, qui ad esempio manca un brano dalle movenze folk sullo stile di “Terial The Hawk”, la diversità musicale può evitare la ripetitività e rendere ogni album unico e differente dai precedenti.
Alla fine, è importante che ogni disco abbia la sua identità e non segua una formula predefinita. Questo approccio permette agli artisti di esplorare nuove direzioni e ai fan di godere di un’esperienza musicale diversa ogni volta.
Nonostante l’assenza di Fabio Lione possa ancora farsi sentire, Giacomo Voli dimostra di essere un cantante di grande talento, anche se avendo una voce completamente differente da quella del singer originario, potrebbe alla lunga, disco dopo disco (ovvero una volta passato l’effetto novità) , risultare un po’ monotona per alcuni ascoltatori specie per i fedelissimi fans legati all’era Lione.
A livello compositivo, il disco si attesta un gradino sotto rispetto a “Glory for Salvation”, ma rimane comunque un lavoro solido, coerente e di “spessore”.
In conclusione, il nuovo album dei Rhapsody of Fire è un’opera potente e ben realizzata, con un focus incentrato sulla chitarra e un’energia costante che rende l’ ascolto diretto e coinvolgente.
Tutti i componenti dei R.o.f. brillano per le loro prestazioni strumentali, confermandosi ancora una volta come una delle band più interessanti del panorama symphonic-power metal nazionale e internazionale.
Voto: 7,5/10
Stefano Gazzola















