Ad essere onesti ho smesso di ascoltare i Rage da circa una quindicina di anni , ovvero dall’album “Speak of the Dead” che non avevo particolarmente apprezzato , ora mi capita tra le mani questo “Resurrection Day” da recensire : essendomi perso la discografia dal 2006 al 2021 ( forse avro’ dato un’ascolto a qualche pezzo qua’ e la’ , senza troppo interesse ) , non potro’ fare raffronti con le ultime produzioni della band.
Gli anni in cui ho maggiormente apprezzato i Rage vanno dal 1995 di “Black in mind” al 1999 di “Ghosts” , poi l’interesse e’ andato progressivamente calando sino al 2006 , anno in cui ho alzato bandiera bianca e ho smesso di seguirli.
Il titolo del nuovo disco , in uscita il prossimo 17 Settembre per SPV-Steamhammer , tradotto nella lingua nostrana recita “il giorno della resurrezione “ ed infatti la casa discografica , nel pdf di presentazione, annuncia il ritorno alle sonorita’ tipiche di “Black in mind “ e “End of all days” : sara’ vero oppure no ?
In parte si, nel senso che si intravvede un ritorno alle origini , a quel power metal che ci hanno proposto dalla meta’ degli anni 90’ sino agli inizi del nuovo millennio ; diciamo che per ¾ delle canzoni che lo compongono , l’album rispecchia quanto dichiarato nel titolo… “Resurrection Day”.
I due nuovi chitarristi i Jean Bormann e Stefan Weber non saranno ai livelli di V. Smolski ma forniscono una prestazione di tutto rispetto , con riff rocciosi e assoli freschi e davvero ammiccanti ; tutti i ritornelli ( o quasi ) sono incentrati sulla melodia e risultano davvero orecchiabili , come ai vecchi tempi che furono .
L’album apre con “ Memento Vitae (Overture)” un intro classico che fa da preludio alla anthemica title-track “Resurrection Day”: pregevole power-song il cui ritornello “prende bene ” e si stampa in testa sin dal primo ascolto , azzeccatissime le orchestrazioni che fanno da contraltare alla doppia cassa.
Fuori dagli schemi “Virginity” dove il power metal si mescola a regola d’arte con il trash metal , i riffs di chitarra e tutta la sezione ritmica pescano a mani basse dal trash metal ma il ritornello melodic o rende la traccia davvero camaleontica.
Mentre “A New Land” , “The Age Of Reason” e “Mind Control “ ci riportano , grazie alle loro melodie , ai loro ritornelli (100% Rage-style) , ai tempi di “End off all days”
“Arrogance And Ignorance” e’ un pezzo che inizia con cantato growl che non lascia presagire niente di buono , poi la traccia si apre positivamente e sfodera un ritornello di tutto rispetto, con una ritmica da headbanging ; brano molto variegato , dalle mille sfaccettature , dove il cantato growl ritorna piu’ volte nell’arco dei suoi 5 minuti di durata.
“Monetary Gods “ risulta la traccia piu’ moderna , quella che meno rappresenta questo tentativo di ritorno alle origini , una power-trash song condita da cambi di tempo e scolpita da un ritornello che ci proietta direttamente al Wacken open air , visto il suo “coro da stadio “ da far cantare alle migliaia di persone presenti . Un brano piu’ in stile Anthrax ( John Bush-era ) che Rage.
“Man In Chains e “Extinction Overkil” : due power-speed songs , i due brani piu’ scontati del disco che hanno il sapore di gia’ sentito
“Traveling Through Time “: altro brano tipico della band tedesca che presenta delle sonorita’ simil-western coadiuvate da orchestrazioni , brano che durante l’ascolto lascia immaginare al sottoscritto una cavalcata della cavalleria americana (all’epoca del Far west ) attraverso il tempo.
Non poteva mancare la classica ballad , a tratti malinconica ,dal titolo “Black Room “ : non la migliore tra quelle scritte dalla band , ma brano comunque piacevole anche grazie all’uso dei violini in apertura.
Disco che lascia intravvedere sprazzi di classe , di ricerca delle melodie senza mai cadere nel banale o nel deja-vu ( tranne che per alcuni episodi isolati ) , siamo sulla buona strada per tornare ( o per lo meno tentare ) ai gloriosi fasti del passato : continuate cosi !!
Voto : 8/10
Stefano Gazzola















