I Rachel Mother Goose sono un gruppo giapponese, con base a Nagoya, che si affida ad Alessandro Del Vecchio degli Hardline per mixare e masterizzare i brani e che sforna un disco molto variegato, che ne fa emergere una notevole cultura musicale, con riferimenti che vanno dai Beatles per certe linee corali e gli Helloween quando il normale impianto sonoro che tende al prog metal lascia il posto a un power d’impatto.
Il risultato è un disco decisamente gradevole perché vario, magari senza hit indimenticabili, ma da ascoltare dall’inizio alla fine perché propone tante variazioni sul tema, cambi di tempo, sonorità differenti.
Dalla nascita, nel 1999, il gruppo ruota intorno al dominus , il chitarrista Hideshi Ueki, che richiama sonorità neoclassiche ma che sono molto più miscelate con nuove influenze rispetto agli esordi. Rimane però un chitarrista che riesce a sottolineare con linee melodiche più che con i riff i vari passaggi anche complicati delle varie canzoni proposte nell’album.
“Syrna Bansho” è il sesto prodotto della discografia dei Rachel Mother Goose e si apre con l’introduzione di Rachel in Wonderland, ma il disco prende subito vigore con Under 500 million, un power speed metal alla Helloween che non sfigurerebbe al confronto di altre realizzazioni simili in questo ambito.
Fra i brani spicca sicuramente, perché è strutturata su armonie vocali che vengono di solito classificate come beatlesiane “Amatsu Kaze”, mentre le tastiere ben suonate da Takumi Matsubara sono la colonna vertebrale di “Kotomadaist” ,per poi lanciarsi in un duello sonoro con Hideshi Ueki.
“Summon the instinct to fly” mostra il lato più prog della serie di brani, mentre “The ascending day” segue più o meno le stesse coordinate, con una voce, quella di Sunghoon Kim, peraltro non straordinaria, che gioca con le tonalità, in un intreccio con gli altri strumenti tipicamente progressivo.
Un arpeggio new age introduce “The Clock is tickin”, brano solamente acustico e sognante, una ballad piuttosto particolare che risulta molto evocativa e anche la successiva “A sixth sense” si dipana con atmosfere molto rarefatte, per poi dare il via a una tessitura prog con chitarra e tastiera in evidenza, che ricorda i primi Dream Theater di “Dream and day united” ma in modo molto personale. Più o meno simile “Dainsleif”, con una parte trainante in stile power e diversi cambi di ritmo, mentre “Tomorrow is another day” infonde ottimismo nell’ascoltatore, dopo qualche passaggio abbastanza oscuro. La conclusiva “The earth bounder” è quella più recentemente registrata ed è la bonus track per l’edizione europea e mondiale del disco, visto che in Giappone è stato già da qualche mese distribuito. Questo brano sembra la parte due di “Under 500 million” e chiude idealmente il cerchio di un disco che non è certo tempo perso ascoltare.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















