Il power metal non è morto come alcuni credono, anzi! Sempre più band si cimentano in questo sottogenere che nonostante l’estrema saturazione del mercato non accettano a volersi arrendere. Certo, quando poi un album viene ben prodotto e può vantare un più che discreto songwriting, anche un ascoltatore riesce ad essere in qualche modo ottimista e grato che il power metal non venga dimenticato.
I protagonisti della recensione di oggi sono gli Islandesi “Power Paladin”, sotto contratto con la ROAR Records e che stanno per rilasciare il loro secondo album, denominato “Beyond The Reach Of Enchantment” (“Oltre I Confini Dell’Incanto”). Un titolo a dir poco fiabesco (accompagnato dalla simpatica copertina a tema) che lascia intendere sonorità orchestrali o barocche e racconti di valli incantante, orchestrazioni, cori angelici o arpeggi folk… e invece no! Ne siamo ben lontani. La band stessa si definisce un miscuglio fra Iron Maiden, Dio ed Helloween, ma onestamente nemmeno questo paragone, per quanto ufficiale, mi ha convinto quanto ad associazioni (forse giusto qualcosina degli Helloween). L’album è invece composto da otto brani relativamente lunghetti caratterizzati da un doppio pedale sempre (o quasi) a manetta, dei riff iperveloci, una voce molto acuta ma anche espressiva e ben pochi rallentamenti nel corso di tutta la durata: la prima band che mi viene in mente che sia accostabile sono i DragonForce: davvero la scuola di Herman Li sembra aver trovato dei degni allievi. Si possono anche citare gli HammerFall per quanto riguarda la componente un po’ più “heavy” ed epiche (anche e soprattutto per quanto riguarda le liriche), e infine potrei citare il power metal classico dei Judas Priest, da cui per fortuna non si è attinto troppo (chi mi conosce sa che non sono un amante dei classici, ma preferisco le sperimentazioni e le contaminazioni). La voce del cantate, precedentemente citata, raggiunge i picchi di altitudine a cui ci aveva abituato Timo Kotipelto con gli Stratovarius, tuttavia ne ho molto apprezzato la varietà e la capacità di adattarsi su diversi terreni e situazioni.
“Beyond The Reach Of Enchantment” parte aggressivo e furibondo fin dalle prime note, urlante e chiassoso come forse solo i Beast In Black e poche altre band ci hanno abituati e bene o male mantiene questo ritmo per tutta la durata dell’album, compresa la lunga suite finale (come da tradizione del genere). L’unico problema, sotto questo aspetto, è che tutto questo bombardamento sonoro – prolungato nel tempo – non sempre si allinea con la soglia dell’attenzione. Pertanto mi son trovato verso metà disco a “perdermi le note” e non riuscire più a seguire e a godermi l’album. Potrebbe essere un mio limite, certamente, ma in ogni caso non è nulla di grave e successivi ascolti possono certamente facilitare il processo di memorizzazione delle tracce.
Devo dire, in conclusione, che la piccola Islanda ha saputo sorprendermi e invito tutti gli ascoltatori a mettere da parte i pregiudizi: malgrado il nome molto semplicistico della band (“Power Paladin”) potrebbe lasciar intendere una formazione banale e soggetta a scopiazzature, basta ascoltarne due o tre canzoni per essere convinti del contrario e venire travolti da un’energia inusuale persino in un genere di cui ne sarebbe la colonna portante.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















