Da dove partire per parlare di questo sesto lavoro dell’artista fiorentino, senza cadere in banalità ed in cose già scritte, spesso semplicemente traendole dalla bio o dai comunicati stampa?
“la musica non si arresta…” si sente su “Stereo Santo” e quindi…partiamo!!!
Piero torna con un lavoro onesto, figlio di una maturità artistica che lo ha visto, non sempre in maniera indolore, attraversare ben quattro decenni di musica e a quest’uomo posso permettere anche contaminazioni elettroniche se eseguite, come in questo caso, da una mano esperta quale quella di Luca Chiaravalle, produttore e autore di molti artisti italiani.
Dieci le tracce contenute all’interno di questo digipak (ad onor di cronaca sto recensendo la versione digitale presente su Spotify e quindi mi scuso, con voi e con Piero, per eventuali errori), nove delle quali inedite, arricchite dalla cover eseguita sulle assi dell’Ariston, pochi giorni fa, di quella “Cuore Matto” dello scomparso sanmarinese Ciacci Antonio, che tributando sua maestà Little Richard si fece chiamare…Little Tony.
Anticipato da due singoli, la traccia d’apertura “Picnic All’Inferno” e dal successo sanremese “Gigante”, l’album si presenta come un crogiolo di ciò che è stata la carriera solista del nostro Pierotten, che tra ospitate, campionamenti e duetti, infarcisce l’album di suoni fresci e tanto impegno sociale, come, ad onor del vero, ci ha sempre abituati.
E così in apertura troviamo la voce dell’attivista svedese Greta Thunberg, quasi a dare una sorta di ufficialità anche all’altro progetto intrapreso da Piero per la salvaguardia ambientale, ovvero il Clean Beach Tour in collaborazione con Legambiente; in un brano decisamente carico, corredato anche da quello che è stato il primo video realizzato ancor prima dell’uscita dell’album.
Di “Gigante” è stato detto di tutto in questi giorni e quindi evito di aggiungere altro se non quello di ascoltare la traccia con la massima partecipazione, così come i brani che seguono, perché se “Ferro Caldo” scuote, la title track emoziona facendo pensare all’ossimoro dato dall’immagine dei “Pugili Fragili”, e non c’è vergogna nel riconoscersi tali, guardando le cicatrici che la vita ci ha dato giorno dopo giorno.
Cicatrici che il “CORNUcuore Matto” conosce sicuramente bene e che raccontano anche quelle di donne segnate dalla cattiveria umana, come in “Nata Libera”, dopo aver esaltato la figura femminile in “Maria Coraggio” da “Eutòpia”, ancora un tributo a chi, spesso tra il silenzio/assenso di chi sta attorno ed intorno, si trova prima a soffrire e poi a pagare con la vita il non volersi chinare alla sopraffazione, nel caso di questa traccia, sessuale…
L’album si snoda per poco più di mezz’ora e fa si che io faccia un plauso anche al bell’intervento del cantautore pisano Andrea Appino nel brano che richiama il celebre sonetto del senese Angiolieri in “Fossi Fuoco”
Musicalmente la carriera solista di Pelù ha sempre avuto spunti interessanti, dal vivo poi i brani acquistano un fare roccioso e, considerato il fatto che Piero ha ultimamente preferito optare per una formazione scarna a 3, vedremo e sentiremo come verranno utilizzati i suoni elettronici, ma son certo che a 58 anni suonati il toscanaccio è pronto a cambiar pelle, come cantava appena 30 anni fa in “El Diablo”, considerando le squame che appaiono sul suo braccio nella front cover.
A 12 anni da “Fenomeni”, questo ritorno ha un sapore ancora più intenso, capace di affascinare sin dal primo ascolto, e, capace di dare a chi scrive, solitamente abituato a sonorità molto più estreme, la bellezza di assaporare bei testi cantati in italiano, con una voce che, in molti episodi, sembra esser quella di tanti anni fa, senza aver incappato negli inevitabili effetti del tempo.
E noi intanto…
“…siamo lontani…sempre più animali…”
Voto: 9/10
Francesco Yggdrasill Fallico















