“Bisogna avere un caos dentro di sè, per generare una stella danzante.” Nietzsche avrebbe potuto descrivere al meglio chi era Bosch e come mai a distanza di secoli sia ancora considerato un genio dell’arte, imitato da molti e fonte di ispirazione per artisti di vario genere.
Una figura tanto geniale quanto controversa e senza dubbio ancora avvolta nel mistero la quale ha rappresentato alla perfezione con le sue opere grottesche e visionarie, le inquietudini dell’uomo medioevale.
La sua opera ha ispirato artisti, registi e musicisti e in tempo di pandemia c’è un progetto che si sta facendo notare nel suo piccolo per delle cose veramente interessanti, i Pavor Nocturnus. Il pavor notturno è un disturbo che genera terrore nella fase del sonno, un fenomeno curioso quanto inquietante che funge da ispirazione del nome per questo progetto proveniente da Milano e nato dalla mente Eugenio Mazza (già con i “Cameraoscura”) qui in collaborazione con H3ml0ck, al secolo Matteo Spadaro che si è occupato della parte visiva. Il nuovo lavoro dei Pavor Nocturnus ruota attorno alla figura di Bosch e delle sue opere, un esperimento per quanto mi riguarda interessante non tanto per l’unione di pittura e musica (con video che potete trovare su youtube o attraverso la pagina social della band), quanto l’uso di certe sonorità non tradizionali che vanno a fare da colonna sonora alle visioni schizofreniche del genio fiammingo.
Immaginate di chiudere gli occhi e farvi trasportare nelle opere di Bosch attraverso sonorità oscure, apocalittiche arricchite di soluzioni ambient e minimaliste. Quelle immagini si fanno sfuocate, schizofreniche e movimentate. Un viaggio nel lato oscuro della mente umana attraverso opere iconiche come l’iniziale “Estrazione della pietra della follia” che serve come intro del disco e l’iconico “Quattro visioni dell’Aldilà” (realizzato agli inizi del ‘500) suddiviso in quattro pezzi che prendono il nome dalle sezioni che vanno a comporre l’opera: il “Paradiso Terrestre” e l’ “Ascesa all’empireo” permeati di un misticismo primordiale e trame sonore buie di “Caduta dei dannati” e “Inferno”. La parte finale è affidata al “Trittico delle delizie” (“Il giardino dell’Eden/Il giardino delle delizie” e “Inferno Musicale”). Otto brani per otto opere iconiche che si strutturano su piani sonori evocativi, i quali vanno a esprimere la desolazione e il glaciale buio che caratterizza l’opera “boschiana”. Sono forgiati da una ritmica appena accennata, assolutamente non canonici, ma nati dalla sperimentazione più pura.
Un’esperienza che congela l’ascoltatore in un fredda e religiosa estasi di arte, musica e immagini. “Bosch” è unito nel suo genere e merita di essere sperimentato.
Voto: 9/10
Sonia Giomarelli
















