Gli Order sono un frutto partorito da due ex membri dei Mayhem per la precisione da Manheim alla batteria e Messiah alla voce; si aggiungono a loro Manx al basso (membro dei Gluecifer) e Odden (ex celtic frost)
Di per se la proposta sonora di questo “The gospel” è ovviamente black metal vecchio stile, e forse, un pochino troppo vecchio stile.
Come se non bastasse gli stilemi riconducono pesantemente ai Mayhem degli esordi, quindi con un approccio se vogliamo quasi punk e dedito alla rabbia del momento e non certo ad una cura del suono. Cosa che per altro si percepsice in modo inequivocabile; il problema principale è che le chitarre e la voce sono trattate con un approccio “moderno” per quello che comporta la scelta da mixer sia durante le registrazioni che per la post produzione. Quindi un lavoro piuttosto pulito, pur essendo ricolmi di diabulus in musica per le chitarre particolarmente taglienti; una voce pesantemente rabbiosa e ancestrale su base scream, ovviamente.
Cosa leggermente differente per basso (non pervenuto come sempre nel metal estremo) e batteria che sono lasciati leggermente “allo sbando”.
Troviamo un rullante particolarmente invasivo, mentre il resto dei fusti sono quasi ovattati ed i piatti tagliati per quello che riguarda le code, ma parecchio, mentre per le armoniche sempre dei piatti non vi è stata, a percezione, alcuna cura; tutto molto rustico.
Come già segnalato il basso non si percepisce, se non in alcuni casi sparuti in cui si comprende che alcune parti sono fatte oggettivamente da un basso e non da una seconda chitarra, ma questo è un problema che attanaglia quasi tutto il metal estremo.
Pur non essendo un lavoro da definirsi capolavoro, ha una sua dignità ed un suo spazio; potremmo dire che potrebbe essere un lavoro “ponte”; certo che dopo un esordio in demo nel 2016, un album l’anno successivo, il singolo uscito nel 2020 essendoci nomi di rilievo dell’ambiente scandinavo da questo album uscito lo scorso anno ci si aspettava qualcosa di più. Magari il prossimo…
“Bring Of Salt”, il singolo di cui sopra, “The gospel”, “Rise” che per altro riprende nel finale il pianoforte usato per l’intro e l’outro dell’album, e “It burns” sono tracce che complessivamente possono coòlpire con una certya facilità. Ammetto che dell’intro e dell’outro avrei fatto a meno, ma mi rendo conto che la prima e l’undicesima traccia aiutano a superare i trenta minuti.
Alla fine un album che per poco più di una mezz’ora da sfogo ad un certo momento di rabbia. Certo se si è appassionati del black metal primevo questo è un album ad hoc; ma detto ciò potrebbe, purtroppo, finire nel dimenticatoio facilmente. Un’opportunità che è stata sprecata dalla band.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin
















