I Nanga Parbat debuttano con Sliptrick records con l’album dal titolo “Downfall and torment” ed è lavoro squisitamente death metal di alta qualità.
Nove tracce che possono essere apprezzate per le loro molteplici sfaccettature sonore da più lati e da più fans del metal. I nove brani sono ricchi di pathos, potenza, orchestrazioni che arricchiscono e ottime scelte di campo e mixer. Inoltre la band è italiana e se non lo sapessi non avrei minimamente detto dal suono.
Partendo dalla parte di composizione le capacità di comporre in modo moderno, ma pur tenendo attenzione alla modernità, aggiungendo forti dosi di tecnicismo, ma non di manierismo fine a se stesso, sia delle chitarre e sia dalle orchestrazioni che abbelliscono e non sono minimamente invasive. Notevole la sezione ritmica che da il meglio di sé in ogni fase delle nove tracce, anzi nelle sette tracce dato che il primo brano e l’ultimo sono intro ed outro strumentali senza batteria.
La voce principalmente in growl, profondo, cavernoso e primordiale, viene affiancata a delle parti in pulito che oltre a dare un senso di dicotomia arricchisce e da una percezione ancor più potente ai brani. Forse avrei preferito un riverbero sul grolw meno presente.
Le chitarre sono speciali, nelle parti calme e rallentate hanno una melodia molto intensa, di contro nelle parti veloci sono di una violenza inaudita.
Inoltre fraseggiano sovente con delle armonizzazioni notevoli.
“Tidal blight”, “Blood, death and silence” “Curse of the thaw”,”Demon in the snow” e la stessa titletrack “Downfall and torment” che oltre ad essere un ottimo brano è il più lungo dell’album: oltre 12 minuti di brano massiccio e granitico.
Vi consiglio vivamente di ascoltare questo lavoro, ne vale veramente la pena.
Trovate le vostre canzoni preferite, ma credo che alcune sono già scritte qui sopra.
In conclusione ottimo lavoro e spettacolare esordio, speriamo che la band possa fare a breve un secondo capitolo con la stessa forza e la stessa intensità. Inoltre il fatto che la band sia italiana, come già accennato, e che il sound è “internazionale” e non “italiano” come timbrica e tipologia rende ancora più interessante questo esordio.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















