Quarto album da studio per i Miseration, che da ciò che leggo nelle info è stato parecchio “travagliato”; travagliato visto che le registrazioni sono partite nel 2018 e terminate nel 2021. La band ha, come indicato già, quattro album contando anche questo; ma non ha un periodicità nel proporre nuovi album in tempistiche ristrette tipiche di questo momento storico. Il primo lavoro è del 2006, segue quindi uno nel 2009 e quindi nel 2012 il terzo lavoro poi di fatto dieci anni di “silenzio” discografico fino appunto a questo lavoro.
Si è aspettato tanto, ma il risultato è ottimo sotto molti aspetti. Un death metal senza fronzoli, con manate date a profusione sia con la sezione ritmica, che è a rullo compressione, che per quello che è la rabbia furiosa della voce che principalmente è in growls e mezzo scream; non lesina neppure le parti in pulito. In tutto questo abbiamo delle orchestrazioni che arricchiscono i componimenti ed aiutano le chitarre nelle melodie. Solo delle piccole “comparsate” vengono lasciate al basso che, purtroppo, come spesso accade nel metal estremo non sempre è in primo piano.
Produzione di alto livello come accennato. Il lavoro fatto sia in fase di registrazione che di post produzione da un risultato finale molto corposo e di alta qualità.
Dispiace solo che ci impieghino così tanto tempo tra un album e l’altro, perché le capacità sono alte, le composizioni sono di livello e di fortissimo impatto.
Gli stilemi classici del death ci sono; troviamo anche, come accennato, delle parti sinfoniche e degli intrecci tra voci pulite e in growls e mezzo scream. Come far stare all’interno dei brani le classiche dualità umane di calma e di rabbia, sembra facile ma non è così; infatti i Miseration riescono nella situazione in cui i più non riescono.
“Reign of fate”, “Desecrate, dominate, eradicate” e “The seal of the eight pointed star” sono il trio iniziale e danno subito le capacità della band anche a livello emozionale. Ci aggiungiamo “la conclusiva “Connectors of the nine worlds” e nota di merito con “Shah”. La band oltre a dare manate in faccia con la rabbia lo fa con una qualità tecnica altissima; siamo a dei componimenti particolarmente articolati e non solo formati da BPM sparati altissimo e delle schitarrate rabbiose con altrettanta rabbia nella voce.
Come sempre consigli di ascoltare l’album e di far vostro il tutto trovando le vostre tracce preferite.
A conclusione di questa mia consiglio tantissimo questo album, per gli appassionati del death, del technical death e della musica estrema in generale con un quid di tecnica e di capacità. Ci sono sprazzi di aria fresca e di capacità sopra la media. Unico neo, come accennato in inizio di recensione la non “linearità” della band per quello che concerne uno scadenziario stretto delle releases. Sconveniente per la band visto il periodo storico in cui bisogna dare una continuità quasi annua degli album per non finire nel dimenticatoio.
Voto: 8.5/10
Alessandro Schümperlin















