I Midgard propongono questo “Tales of Kreia” tramite Sliptrick records, e sono al terzo lavoro, preceduto da “Wolf clan” del 2017 e da “Book of fate” dello scorso anno.
Le strutture sonore sono un mix tra Amon Amarth, Eluveitie, Ensiferum e altre band della scena folk metal centro europeo. Da tener presente che la band nasce nel centro dell’Ucraina e si distacca dalle sonorità tipiche di band della loro terra e dei limitrofi.
Il tutto prende forza dalla combinazione di chitarre e basso che cavalcano le ritmiche veloci e incessanti del batterista e dalla voce roca e rabbiosa che non perde minimamente piglio.
Gli stacchi acustici, il mid tempo marziale e le parti più melodiche rendono i brani ancora più interessanti.
Carini alcuni passaggi che sarebbero più simili a band power, almeno fino alla fine dell’intro, perché poi prende il sopravvento il death folk.
Interessanti gli innesti di sonorità fuori dallo stile, prettamente tramite synth, che rendono ancora più corpose le composizioni e interessanti gli arrangiamenti, forse vanno escluse le scoregge usate in un intro.
La scelta di post produzione, di mixaggio e di mastering è ottima e rende onore al quartetto ucraino lanciando sul mercato un lavoro che ha i numeri per essere sopra parecchie uscite “blasonate”.
“King of dwarf”, per parlare della scoreggia di cui sopra, “Velmehazerun Dolian”, “Elven blade”, “Black widow” e “The horde”sono le canzoni che mi hanno colpito già al primo ascolto. In ogni caso avete la bellezza di undici tracce da valutare e decidere quali sono le vostre preferite.
Stranezza da segnalare, che pur essendoci i titoli in inglese, mediamente i testi sono in ucraino quindi non aspettatevi di comprendere, se non sapete russo e/o ucraino, cosa canta.
Ancor piè strano il fatto che la band non si fissa sulle “tipiche” mosse da folk metal, ma anzi si distanzia (restando fedeli ai titoli inglesi) avvicinandosi a tematiche fantasy più prettamente power, pur non banalizzandole con i “suonetti” acuti e con i coretti iperacuti, anzi caricando rabbia vocale e mitragliate di batteria suggellate dalle staffilate di basso e chitarra.
Concludendo, pur essendo di fronte ad un buon lavoro ci sono delle cose che non vanno ovvero: Il primo “errore” ma è più una questione personale, avrei preferito che i titoli fossero in linea con il cantato ovvero in Ucraino, oppure il testo in inglese. Che le aspettative di un titolo in un modo sono disattesi. Altro fatto lo stile “prevedibile” delle strutture e delle composizioni. Se dovessi chiudere gli occhi direi che sono più una band viking che folk. E come viking mi sarei aspettato cose più “marziali” e meno “ariose”
O, in altre parole, hanno avuto una promessa e noi abbiamo fame di più.
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Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















